EUROPANAZIONE

ESTERI E GEOPOLITICA

L’EUROPA CERCA DI LIBERARSI DALLA NUOVA YALTA SINO-AMERICANA

L’Europa è sempre più prigioniera dello schema di Yalta. Sia che si tratti di politica estera o di politica economica ci troviamo sempre a dover obbedire al padrino più potente. Oggi i due blocchi sono rappresentati dalla Cina e dagli Usa.

La Cina, infatti con il suo soft power cerca di fare di tutto per introdursi all’interno della nostra economia.  Gli Usa non stanno a guardare e stanno passando al contrattacco.  Anche se Washington punta sempre più lo sguardo verso il Pacifico non vuole perdere posizioni nel Vecchio Continente. Gli europei rimangono stretti tra l’incudine il martello. Bruxelles a volte sembra quasi volersi liberare da questa morsa, ma forse i primi a non crederci siamo noi. 

L’attacco di Pechino e la risposta della Commissione Europea

Andiamo con ordine. È notizia di questi giorni che l’Ue sta cercando di arginare l’offensiva delle compagnie straniere sovvenzionate dai propri governi. Il riferimento, non troppo velato, è a Pechino. Le imprese cinesi, controllate e sostenute dal governo della RPC, puntano a spartirsi la torta degli appalti pubblici in Europa.

La Cina, infatti, usa le sue imprese come pedine per allargare il proprio potere sugli stati europei. Questo tema è già stato affrontato parecchie volte ma merita una ulteriore riflessione alla luce della crisi economica che stiamo vivendo. Ora pare che anche a Bruxelles se ne siano accorti con buona pace dei principi del libero mercato.

La Commissione Europea ha pubblicato un libro bianco sulle misure da adottare per scongiurare le “distorsioni al mercato interno” provocate da sovvenzioni estere alle imprese. Nulla di nuovo, in fondo si tratta di riconfermare le priorità contenute nel piano per una Nuova strategia industriale per l’Europa, pubblicata dalla Commissione il 10 marzo 2020, e rese ancora più urgenti nel quadro della recessione apertasi dopo la crisi da Covid-19. 

Questo progetto si basa su quattro pilastri. Vediamoli brevemente in maniera più dettagliata. Il primo modulo propone di stabilire un’autorità di controllo, nazionale o europea, per identificare casi di sovvenzioni estere a imprese operanti nell’Ue. Nel secondo la Commissione si propone come autorità di vigilanza incaricata di verificare simili forme di sussidi ed intervenire per scongiurare acquisizioni finanziate da governi stranieri, anche riservandosi il diritto di interrompere il processo di acquisto. Inoltre, nelle gare d’appalto le autorità di vigilanza potranno verificare l’esistenza di un sussidio estero e valutare se e in che misura esso renda il procedimento iniquo. Infine l’ultimo strumento viene proposto per quei sostegni pubblici esteri che mirino a mettere le imprese in posizioni vantaggiose per accedere a finanziamenti europei.

Ovviamente i cinesi non staranno a guardare. Il Celeste Impero ha investito in quasi tutte le nazioni dell’Europa dell’Est, soprattutto nei Balcani. Per questo on crediamo possibile che l’Ue possa estromettere tutte le aziende cinesi dagli investimenti più redditizi. Probabilmente la Commissione punta a fissare i termini chiave dei rapporti commerciali ed economici con Pechino, divenuti di primaria rilevanza per i grandi Paesi esportatori dell’Unione. Non dobbiamo scordarci che Trump con la scusa di attaccare la Germania sta facendo una vera e propria guerra al Vecchio Continente.

Americani: alleati o nemici

The Donald sta ricordando ai suoi “alleati” chi comanda. Dai dazi alla difesa delle big tech americane in Europa. Questa politica aggressiva tuttavia sta risvegliando un briciolo di “orgoglio europeo”. Inutile dire che non bisogna illudersi: l’asse atlantico difficilmente verrà incrinato. Ora l’oggetto del contendere è la web tax. A tal proposito le parole della vicepresidente della Commissione Ue, Margrethe Vestager hanno creato un precedente degno di nota. La Vestager, nel corso di un’intervista online organizzata dall’Atlantic Council. Bruxelles, ha affermato che “La web tax è necessaria a causa della facilità con cui molte grandi aziende tecnologiche riducono al minimo i loro contributi in Ue”, oltrepassando “i limiti del diritto europeo”. E molte di queste aziende sono “americane”. Bruxelles “preferirebbe davvero trovare un consenso globale” sulla web tax, “ma andrà avanti da sola se necessario”, ha detto Vestager, indicando un lungo elenco di casi antitrust e fiscali contro Apple, Amazon e Google, società che “hanno ancora molto da imparare” dalle regole Ue. Queste pratiche sleali rendono “difficile difendere le moltissime aziende in tutto il mondo che invece pagano le tasse”, ha aggiunto. 

Queste parole giungono dopo che il governo degli Stati Uniti ha aperto un’indagine sull’effetto discriminatorio che la web tax potrebbe avere sulle aziende statunitensi. A questo proposito è bene fare una riflessione. Quando Trump s scaglia contro l’Ue non lo fa certo per difendere gli interessi delle nazioni più deboli dell’eurozona, ma per far capire chi comanda.  Anche noi dunque rischiamo di diventare il bersaglio dell’ex Palazzianaro di New York. Non è fantapolitica. Il 4 giugno scorso sul quotidiano Italia Oggi potevamo leggere che l’inquilino della Casa Bianca minaccia di applicare dazi anche contro l’Italia se dovesse applicare una tassa contro i giganti del web americani. 

Chi “a destra” lo applaude di continuo forse dovrebbe farsi qualche domanda non certo di natura economicista ma di carattere spirituale. Forse abbiamo dimenticato quello che disse Mussolini nel 1944. Il Duce, nel discorso del Lirico, ha voluto sottolineare che: “La costituzione di una comunità europea è auspicabile e forse anche possibile, ma tengo a dichiarare in forma esplicita che noi non ci sentiamo italiani in quanto europei, ma ci sentiamo europei in quanto italiani. La distinzione non è sottile, ma fondamentale”.

REDAZIONE KULTURAEUROPA

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