EUROPANAZIONE

QUATTRO PASSI TRA LE NUVOLE...PARLANTI

GUERRIERO, LADRO, MERCENARIO, PIRATA, CONQUISTATORE E RE: LA SAGA DI CONAN IL CIMMERO

Un’esplosione di muscoli, di azione e di potenza in un mondo selvaggio, dove la magia e l’occulto la fanno da padrone e gli uomini agiscono ed uccidono secondo canoni comportamentali incomprensibili ai nostri giorni; in un’epoca che brulica di sanguinarie tribù e di opulenti imperi, dove la barbarie è ancora lo “stato naturale della razza umana”.

Stiamo parlando della saga di Conan il Cimmero. Quel gigantesco barbaro venuto dal Nord, al quale negli anni ’80 ha prestato fisico e volto l’attore Arnold Schwarzenegger, per le due fortunate riduzioni cinematografiche prodotte sul personaggio e riproposto, con minore successo nel 2011, nell’interpretazione di Jason Mamoa.

Partorito dalla fervida fantasia dello scrittore americano Robert Erwin Howard negli anni Trenta, che ne datò l’epoca (era Hiboriana) collocandola 12.000 anni nel passato, Conan è diventato anche una serie a fumetti di grande apprezzamento negli Stati Uniti che, prodotta dalle edizioni Marvel, ha eguagliato nella fama e nella tiratura perfino le avventure del “mitico” Superman.

Il bronzeo cimmero, infatti, è riuscito a catturare la simpatia di un pubblico vasto ed eterogeneo, forse proprio perché ben rappresenta l’ancestrale aspirazione di ogni uomo ad una vita “naturale”, virile, non contaminata dal razionalismo contemporaneo, che ha reso l’umanità simile ad una gelatinosa melassa in cui pensiero, azione e lotta sono solo astratti ricordi di quello che essa fu un tempo.

Conan è l’evocazione di un’immagine di forza primitiva, un uomo che ama con vorace passione le carnali e disponibili femmine della sua epoca e che sa immergere la lama della sua spada nelle carni degli avversari, straziandole senza titubanze e senza compiacimenti.

E’ un cimmeriano, popolo da cui Howard fa discendere i Celti (il nome Conan, infatti, è molto diffuso proprio nella mitologia irlandese). Un uomo abituato, fin dalla fanciullezza ad affrontare le avversità, senza lamenti e senza moralistico “spirito di sacrificio”, ma solo con una grande voglia di vivere e con una forte autodeterminazione.

Giovanissimo, nella grotta della Pietra Stellare, una visione gli ha mostrato il suo futuro: egli sarà un giorno re ed avrà una corona… E Conan, in attesa che la profezia si avveri, non si lascerà affatto ghermire da un pigro fatalismo, ma conquisterà con gusto e caparbietà, giorno dopo giorno, il proprio spazio in una vita che è bella proprio perché è dura e non è eterna.

Una “vita al di là del bene e del male”, al di sopra di tutti i facili moralismi. Egli sarà di volta in volta gladiatore, mercenario, assassino, pirata e un giorno anche re. Anche lui, quindi, conoscerà la ragnatela di intrighi che alberga nei palazzi del potere e rimpiangerà i tempi in cui, vagabondo e ladro, non doveva badare alle sorti di un intero regno, ma esclusivamente al proprio piacere di vivere e lottare.

In un’epoca in cui abbondano divinità e magia, di tanto in tanto fa capolino qualche “unico dio”, con relativo codazzo di preti, ma Conan ha fede soltanto nel suo nordico Crom: il più potente degli dei, che osserva dall’alto della sua montagna sacra la lotta degli uomini senza intervenire, senza prendervi parte.

Una volta sola il cimmero lo ha pregato, a modo suo, senza genuflessioni di sorta: “Crom, ora devi aiutarmi. Se non lo fai… vai alla malora!” Un rapporto con la divinità davvero inusuale ed inconcepibile per una umanità che da due millenni ha ormai rinunciato ad un ruolo attivo nella lotta per la sopravvivenza, preferendo risolvere i propri problemi con la più comoda speranza di un’intercessione divina, magari da maledire se non arriva puntuale e capro espiatorio delle proprie inconfessabili incapacità.

Conan, a differenza dei vari supereroi che affollano il mondo fumettistico americano, non ha superpoteri; possiede solo la sua forza e una perfetta conoscenza delle armi che adopera. Può essere minacciato e ferito. Spesso affronta uomini della sua stessa “pasta”. Talvolta ne diventa amico e compagno di lotta. Altrimenti, li uccide malvolentieri dopo un leale ed epico duello.

Un ruolo fondamentale viene svolto dalle donne di Conan. Tutte belle, carnali, disponibili. Costituiscono spesso il degno riposo del bronzeo guerriero. Qualcuna di esse, elevandosi oltre il normale gradino destinato al gentil sesso in un’epoca tribale, è anche sua compagna d’armi e di scorrerie. Qualcuna, come la rossa Sonia, più che femmina… è guerriera. Comunque in ognuna di esse (Valeria, Yasmhina, Belit…) è racchiuso un importante segmento della femminilità.

La trasposizione fumettistica (inizialmente sceneggiata da Roy Thomas con i disegni di Barry Smith) ricalca quelle di altre serie americane della Marvel. Però, quel susseguirsi confuso e violento di immagini e testo, che altrove infastidisce non poco il lettore, stranamente per Conan risulta apprezzabile e ben adatto alla natura violenta e sanguigna del personaggio.

In Italia questo fumetto è stato proposto, purtroppo con scarso successo, negli anni Settanta dalla Editoriale Corno, che nel 1980 ne curò anche una raccolta di cui vennero pubblicati 9 volumetti. Dopo l’uscita ed il grande consenso di critica ottenuto in tutto il mondo dai film di Schwarzenegger, è ricomparso nelle edicole italiane grazie alle Edizioni Comic Art, che ne hanno curato per diversi anni due serie mensili (una a colori e una in bianco nero). Successivamente ci ha provato la Marvel Italiana a rilanciare il personaggio, pubblicando nuove avventure in albi di grande formato: un tentativo non riuscito che fiaccò il primitivo fascino del cimmero e, soprattutto, l’interesse dei lettori. Ai giorni nostri l’intera saga di Conan è stata riproposta dalle Edizioni RCS in una raccolta cronologica composta da 90 albi settimanali.

Achille Biele

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