EUROPANAZIONE

QUATTRO PASSI TRA LE NUVOLE...PARLANTI

IL RUOLO DELLA CARTA A STRISCE

Il fumetto, per decenni ritenuto un sottoprodotto culturale, appannaggio esclusivo di un mercato adolescenziale, è stato – soprattutto negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso – fortemente avversato dai detentori della cultura ufficiale, che ravvisavano negli albi a strisce non solo un elemento di svago e di fantasia ma, innanzitutto, un diabolico strumento di diseducazione culturale e morale per le nuove generazioni. Innumerevoli, infatti, furono all’epoca i casi di dura critica e gli interventi di censura giudiziaria, tanto che gli editori furono addirittura costretti a sottoscrivere un codice di autoregolamentazione “etica”.

Il fumetto, però, ha una storia molto antica. E, soprattutto, è nato per esigenze ben diverse dal passatempo infantile e dalla rappresentazione grafica di fantastiche avventure in mondi esotici e artificiosi, per la cui realizzazione si sono prodigati valenti sceneggiatori e bravissimi disegnatori.

Si potrebbe tranquillamente affermare che le origini del fumetto siano da ricercare proprio nel primo tentativo dell’uomo di comunicare con i suoi simili. Che cosa sono, infatti, i disegni che l’uomo primitivo ha tracciato sulle pareti delle caverne in cui viveva? E per quale motivo sono stati tracciati?

Tralasciando tutta una serie di complicate analisi antropologiche, che non ci competono, possiamo indubbiamente affermare che il bisogno umano di lasciare una traccia della propria presenza si è immediatamente manifestato con il disegno (la scrittura verrà solo molto più tardi e per secoli non sarà affatto fruibile alla gran parte dell’umanità).

Naturalmente il disegno primitivo sulla roccia rappresentava soltanto la mera testimonianza di un istante di vita (scene di caccia, di battaglie, etc.) e non lo sviluppo di una storia complessa; ma, quando l’uomo non si accontentò più di ricordare un avvenimento con un semplice graffito e volle descriverlo con una successione di immagini, in quel momento il “fumetto” diventò un nostro patrimonio culturale.

A Benevento, città dove vivo, l’Arco di Traiano costituisce un valido esempio di storia narrata con immagini; con i suoi riquadri scolpiti nel marmo è un vero “fumetto” di epoca romana.

Ma la testimonianza più evidente ci viene dalla contemporanea Colonna Traiana che si trova a Roma. Costruita nel 113 d.C., essa racconta, con una sequela di bassorilievi, le imprese dell’imperatore Traiano contro i Daci. Una striscia di marmo che si avvolge, come un ideale rotolo di pergamena, tutt’intorno alla colonna. E’ un fumetto lungo 200 metri e rappresenta il vero antenato degli attuali racconti a strisce.

Nel Medio Evo, poi, venne adottata una tecnica particolare che permetteva di dare voce ai personaggi raffigurati nelle miniature e in molti affreschi: accanto al protagonista era dipinta una sorta di pergamena srotolata sulla quale venivano scritte le parole pronunciate nella scena. In ambito religioso, intorno all’anno 1000, nacquero gli “exultet”: rotoli di pergamena sui quali la narrazione biblica veniva corredata da scene disegnate, per rendere comprensibile la storia sacra ai fedeli, nella gran parte analfabeti. Ed ecco così prender forma, quindi, il primo abbozzo delle odierne “nuvolette”, che compaiono negli attuali fumetti.

E i cantastorie, che fino a pochi decenni fa giravano per le nostre contrade deliziando i paesani con le loro storielle e le loro tavole illustrate, non rappresentano forse un ulteriore segmento della nostra cultura “fumettistica”?

Anche in altre civiltà, a noi non affini, c’è stato un medesimo sviluppo del messaggio per immagini. In Cina, ad esempio, il “fumetto” venne molto usato durante la “rivoluzione culturale” di Mao Tse Tung per indottrinare il popolo e uniformarlo alle scelte rivoluzionarie del “grande timoniere”.

Da quanto abbiamo citato (e gli esempi che si potrebbero fare sono davvero innumerevoli) si evidenzia, quindi, la grande importanza che da sempre il “fumetto” ha rivestito come strumento di informazione e condizionamento di massa.

La semplicità con cui è possibile, grazie all’ausilio del disegno, trasmettere messaggi di facile comprensione fa ancora oggi della “letteratura a strisce” un veicolo di idee da non sottovalutare, soprattutto in un momento in cui libri e giornali stanno per essere definitivamente sostituiti da internet e da sofisticatissime applicazioni comunicative. Il fumetto, in barba alle nuove tecnologie, è ancora in grado di offrire emozioni estetiche ed emotive che il freddo schermo dei computer non riesce a replicare.

Stiamo, quindi, attenti a non perdere, sottovalutandolo, questo prezioso veicolo di informazione che, purtroppo, negli ultimi anni, bistrattato dalla cultura ufficiale, da strumento di popolo si sta, ahinoi, trasformando in un fenomeno di “nicchia”.

ACHILLE BIELE

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