POLITICA

BOLOGNA: UN “MUSEO DEGLI ORRORI” PER COPRIRE LA SCOMPARSA DEL CADAVERE DI MARIA FRESU (PARTE I)

General view of Bologna Central station and of wagons of the Ancona-Chiasso train pictured on August 02, 1980 in Bologna after a terrorist bombing which killed 85 people and wounded more than 200. At 10:25 am., August 02, a timed improvised explosive device (IED) contained in an unattended suitcase detonated inside an air-conditioned waiting room, which, the month being August (and with air conditioning being uncommon in Italy at the time), was crammed full of people. The IED was made of TNT, T4 and a "Compound B", also known as Composition B. The explosion destroyed most of the main building and hit the Ancona–Chiasso train that was waiting at the first platform. The attack has been attributed to the neo-fascist terrorist organization, Nuclei Armati Rivoluzionari. AFP PHOTO (Photo credit should read -/AFP/Getty Images)

FONTE: http://www.reggioreport.it/2020/06/strage-di-bologna-misteri-e-depistaggi-nuove-rivelazioni-un-museo-degli-orrori-per-coprire-la-scomparsa-del-cadavere-di-maria-fresu/

Strage di Bologna, misteri e depistaggi. Nuove rivelazioni.

Lo chiamano scalpo. Macabra maschera facciale. Lembo o residuo di volto. Testa di donna.

Si tratta di una parte di faccia di essere umano di sesso femminile ritrovato sabato 2 agosto 1980 sotto una delle carrozze del treno Schweiz Adria Express 13534 Ancona-Basel, fermo sul binario 1, proveniente da Rimini. Era il treno sul quale viaggiava il misterioso turista tedesco Harald Polzer che con la sua cinepresa Super 8 a colori filmò la Stazione Centrale di Bologna pochi minuti prima e dopo l’esplosione.

Quel volto strappato dalla faccia di una misteriosa persona non solo ha una storia molto controversa e piena di stranezze, ma venne in poche ore subito associato al corpo introvabile di una giovane donna di 24 anni, Maria Fresu, mamma di una bambina di tre anni di nome Angela.

Maria, infatti, sparì letteralmente nel nulla dopo lo scoppio della bomba nella sala d’aspetto di seconda classe.

La conferma che mancava all’appello il cadavere di una delle vittime avvenne quando i genitori di Maria arrivarono a Bologna e andarono a cercare la figlia e la nipotina negli ospedali cittadini e, non trovandole fra i feriti ricoverati, non ebbero altra scelta che recarsi all’obitorio dell’Istituto di Medicina Legale dove fecero la ferale scoperta del corpicino senza vita di Angela.

A quel punto, distrutti dal dolore, iniziarono a chiedere dove fosse la madre della piccola. Dal quel momento, iniziò il loro calvario. Nessuno sapeva che fine avesse fatto la mamma di Angela. Nessuno aveva notizie affidabili. Credibili. Tante supposizioni, tante chiacchiere. Nessuna certezza.

La notizia che la piccola Angela Fresu di tre anni e l’amica della mamma, Verdiana Bivona, erano fra le vittime della strage venne battuta dall’Ansa la sera di lunedì 4 agosto:

«In serata è stato possibile apprendere alcune precisazioni sulle generalità delle salme portate dopo l’esplosione all’Ospedale Maggiore. Angela Fresu risulta nata il 3 settembre 1977 ad Empoli e residente a Montespertoli (Firenze); Verdiana Bivona, nata il 2 giugno 1958 a Castel Fiorentino, era residente nella stessa cittadina della provincia di Firenze».

L’altra loro amica, Silvana Ancillotti, era viva. Era stata ritrovata gravemente ferita fra le macerie della sala d’aspetto di seconda classe e poi ricoverata in rianimazione all’Ospedale Maggiore. Mentre di Maria Fresu, nessuna notizia. Nessuna traccia. La donna fu data per dispersa dal momento che i parenti, avendo riconosciuto la salma della nipotina all’obitorio, iniziarono a domandare che fine avesse fatto la madre della bambina, Maria.

Quando comincia il depistaggio

Da quel preciso momento, qualcuno iniziò a ipotizzare che quel lembo di volto di donna trovato fra i binari potesse essere parte della faccia della donna scomparsa. Da semplice congettura, in poche ore questa ipotesi si trasformò in una sorta di soluzione obbligata al giallo della scomparsa Fresu.

«Il cadavere, di cui al numero 75 dell’elenco, del quale furono reperiti solo alcuni resti portati all’Istituto di Medicina Legale insieme alle altre vittime, fu poi identificato come appartenente a Fresu Maria». La laconica citazione è tratta dalla relazione medico-legale redatta dai periti d’ufficio nominati verbalmente «in via d’urgenza dal piazzale centrale della stazione ferroviaria, durante il primo sommario sopralluogo eseguito dal sostituto procuratore della Repubblica, Luigi Persico, in qualità di reggente dell’Ufficio in quel momento».

La nomina dei dieci periti d’ufficio della Procura venne formalizzata, per iscritto, lunedì 4 agosto, mentre la nomina del collegio peritale, composto da cinque docenti sempre dell’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Bologna, avvenne soltanto il 12 settembre 1980. Il collegio peritale era così composto: prof. Clemente Puccini, direttore dell’Istituto di Medicina Legale, dal prof. Pierludovico Ricci, dal prof. Maurizio Fallani, dal prof. Giuseppe Pappalardo e dal prof. Pier Giorgio Sabattani.

La relazione del collegio medico-legale – depositata in un giorno imprecisato del novembre 1980 – venne firmata soltanto da quattro su cinque periti: dal prof. Puccini, dal prof. Ricci, dal prof. Fallani e dal prof. Pappalardo, al quale la Procura della Repubblica aveva affidato lo specifico incarico peritale di attribuire quel misterioso brandello di volto alla povera Maria Fresu. Il quinto componente del collegio peritale, il prof. Pier Giorgio Sabattani, non firmò in calce la relazione finale poi trasmessa alla Procura della Repubblica. I motivi per i quali Sabattani non firmò la perizia sono ancora oggi sconosciuti.

La perizia del collegio Puccini, che aveva recepito le conclusioni della relazione medico-legale del prof. Pappalardo «sulla identificabilità di una parte di volto umano rinvenuto fra le macerie della stazione ferroviaria di Bologna dopo l’esplosione del 2 agosto 1980» e cioè che fosse della scomparsa Maria Fresu (nonostante il gruppo sanguigno della vittima fosse risultato diverso da quello dello scalpo), riporta una valutazione tanto macroscopica quanto inverosimile.

Il nome di Maria Fresu, infatti, compare nella tabella C (pagina 33) dove sono elencati i «i casi con lesioni da crollo». Quindi, secondo il collegio peritale, quel lembo di volto umano sarebbe stato strappato dalla faccia di Maria Fresu a seguito del crollo dell’ala sinistra della stazione. Un evento, questo crollo di edificio, così violento che avrebbe addirittura disintegrato totalmente il corpo della povera donna tanto da non lasciare più nessuna traccia. È accettabile, coerente e logico tutto questo?

Una soluzione illogica, e la testimonianza dell’amica sopravvissuta all’esplosione

La risposta ad alcuni di questi interrogativi può essere desunta dalla testimonianza dell’amica della Fresu sopravvissuta all’attentato, Silvana Ancillotti, la quale – dal suo letto del reparto di Medicina dell’Ospedale Maggiore dove era stata ricoverata in rianimazione in gravi condizioni la mattina del 2 agosto 1980 – il 6 agosto riusciva a mettere a verbale i suoi ultimi ricordi prima e immediatamente dopo l’esplosione:

«Mi sono trovata alla stazione di Bologna il giorno 2 corrente verso le ore 9 del mattino. Mi trovavo in compagnia di due amiche e della figlia di una di queste. Le predette mie amiche si chiamano Bivona Verdiana, abitante a Vallecchio (FI), e l’altra Maria di cui non ricordo bene il cognome, ma credo che sia Fresu e la bambina di nome Angela è la figlia di anni 3 della citata Maria. Come dicevo, con le suddette mie amiche mi sono trovata alla stazione di Bologna e per sapere quale treno dovevamo prendere per Rovereto, ci siamo dapprima attardate presso i cartelloni indicanti gli orari dei treni e quindi siamo andate all’Ufficio Informazioni presso la biglietteria, dove venivamo a sapere che il treno per Rovereto sarebbe per le ore 11. Forse verso le ore 9,45, stanche di girare per la stazione, abbiamo deciso di aspettare il treno presso la sala di attesa. Non ricordo se ci siamo sedute in quella di prima o seconda classe. Posso precisare che ci siamo sedute tutte e tre insieme alla bambina e ai rispettivi bagagli, nell’angolo sinistro rispetto a chi entra. Preciso nell’angolo sinistro posto di fronte all’ingresso della sala di aspetto. Nell’attesa, siamo andate anche ad acquistare dei panini, tornando però sempre nella sala di attesa e prendendo posto nel luogo dinanzi detto. Allorché si è verificata l’esplosione, tanto io che le mie amiche e la bambina eravamo insieme nella sala di aspetto. Subito dopo la deflagrazione, appena mi sono ripresa, ho visto accanto a me fra le macerie Bivona Verdiana e la piccola Angela, le quali ancora respiravano anche se perdevano sangue. Non ho visto in quella occasione Maria e ricordo di avere pensato che fosse sotto i calcinacci nascosta alla mia vista. Subito dopo sono stata estratta dalle macerie e portata in ospedale».

Lo stesso giorno dell’interrogatorio di Silvana Ancillotti, trapela la notizia che una delle vittime risulta dispersa. Viene battuta dall’Ansa e – per la prima volta su fonti aperte – si mette in relazione la vicenda di Maria Fresu con il misterioso brandello di volto umano:

«Alla Polizia Ferroviaria nessuno si è presentato per riferire su volti di giovani in fuga – ha testualmente detto un funzionario – E tanto meno per disegnare identikit. Sull’ipotesi che lo scoppio sia avvenuto accidentalmente e contro la stessa volontà dell’attentatore, o semplice “portaborse”, lo stesso funzionario ha espresso seri dubbi. Il discorso, fatto sul piano del semplice scambio di opinioni, è interrotto dall’arrivo di due giovani di Montespertoli di Empoli, in provincia di Firenze. Sul volto hanno i segni della rassegnazione, ma ancora una sottile traccia di speranza li porta a continuare la peregrinazione. Risultano fra le vittime la piccola Angela Fresu, di tre anni, e Verdiana Bivona, di 22 anni. All’Ospedale Maggiore è Silvana Ancillotti, di 22 anni, ricoverata in prognosi riservata. Dello stesso gruppo faceva parte Maria Fresu, di 24 anni, madre della piccola Angela, la quale appunto i due parenti non riescono a trovare. “Sono passati ormai quattro giorni dall’esplosione – dicono – e non riusciamo a trovarla”. Viene loro assicurato tra le vittime, tutte identificate, tranne quattro di sesso maschile, la donna non c’è anche se restano dubbi poi sfumati su alcuni resti e parte di un volto. Ma negli ospedali loro non riescono a trovarla».

Tornando al racconto della Ancillotti, la scena che riferisce agli investigatori è nitida e precisa. La donna è lucida e puntuale nei suoi ricordi. Le tre amiche (Maria, Silvana e Verdiana) e la piccola Angela erano tutte insieme nella sala d’aspetto di seconda classe in attesa di prendere un treno diretto a Rovereto quando esplose la bomba. La bimba e Verdiana Bivona morirono sul colpo. La Ancillotti, anche se riportò una grave contusione polmonare, riuscì a sopravvivere. Mentre Maria Fresu scomparve nel nulla.

La causa della morte della Bivona non fu desumibile dalla semplice ispezione esterna del cadavere e per questo fu necessario procedere all’autopsia. Il corpo della donna, infatti, era integro, senza particolari traumi o lesioni visibili esternamente. La diagnosi medico-legale stabilisce quale causa della morte della Bivona «traumatismo complesso cranio facciale, cervicale, toraco-addominale» con tracce di ustioni e lesioni compatibili con effetto d’onda d’urto.

La piccola Angela, invece, morì all’istante a causa della «frattura del rachide cervicale». Anche sul corpicino della bimba vennero trovate tracce di bruciature, soprattutto sulle braccia e sulle gambe.

Travolte dal crollo: Maria Fresu era con la figlia e le amiche, ma lei non si trova più

Appare dunque evidente che le tre donne e la bimba vennero investite dall’onda d’urto e dalla fiammata dell’esplosione e poi furono travolte dal conseguente crollo dell’edificio.

Nessuna di loro, neanche Angela la più piccola e fragile, fu fatta a pezzi dalla bomba. Addirittura, per determinare la causa della morte di Verdiana Bivona fu necessaria l’autopsia poiché il suo cadavere dall’esterno non presentava ferite o traumi evidenti. E allora perché Maria Fresu, che si trovava con la sua figlioletta insieme alle due amiche nella sala d’aspetto di seconda classe, si sarebbe dovuta disintegrare al punto di lasciare fra le rotaie del binario 1 nient’altro che una parte del suo volto?

La relazione medico-legale del collegio peritale presieduto dal prof. Clemente Puccini aggiunge ai tanti dubbi ulteriori elementi di confusione.

Ma per cercare di capire meglio la complessa storia di quei resti di volto umano, occorre fare un ulteriore approfondimento rispetto agli elementi desumibili dagli atti dell’indagine della Procura della Repubblica e poi quelli dell’istruttoria formale condotta dai giudici istruttori del Tribunale di Bologna nel 1980.

(SEGUE PARTE II)

DI GIAN PAOLO PELIZZARO E GABRIELE PARADISI*

*Gian Paolo Pelizzaro Gabriele Paradisi sono giornalisti investigativi, autori di saggi, studiosi delle stragi e del terrorismo internazionale

FONTE: http://www.reggioreport.it/2020/06/strage-di-bologna-misteri-e-depistaggi-nuove-rivelazioni-un-museo-degli-orrori-per-coprire-la-scomparsa-del-cadavere-di-maria-fresu/

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