EUROPANAZIONE

ATTUALITA'

BLACK LIVES MATTER, UN COPIONE CHE NON CAMBIA

Quella del “black lives matter” è una commedia che non fa ridere, che serve per distrarci dal disastro finanziario ed economico in atto.

Ma come al solito, da una parte ci sono gli utili idioti, i figli dell’illusione americana che cavalcano di nuovo le battaglie dei diritti civili scordandosi di quelle sociali che ormai sono bollate come roba da retrogradi, e dall’altra invece quelli che si oppongono a questa sceneggiatura, ma che si fanno muovere da orgogli di fierezza dell’uomo bianco (non importa se infame o meno) e senza letture approfondite si scagliano in battaglie che li portano inevitabilmente a combattere le guerre sbagliate.

In piena pandemia, con milioni di disoccupati, economie nazionali che perdono il 10% di pil, guerre fredde commerciali giocate sull’onda del covid (che sostituisce il nucleare) tra Occidente (usa & company) e Cina (che sostituisce l’Urss), lotta al contante, test seriologici, vaccini e banche dati, ci ritroviamo dinanzi sempre al solito giochino del deep state che è in fase di riorganizzazione/rinegoziazione dell’ordine mondiale. 

Ora, più che preoccuparci dei soldatini di Soros che imbrattano statue e fanno i matti per strada, giocare agli opposti estremismi con questi e magari ritrovandoci pure fianco a fianco con gentaccia, preoccupiamoci sugli obiettivi del nemico. 

Bisogna capire cosa e chi hanno scelto di sacrificare e dove e in che modo vogliono indirizzare questo cambiamento. Interroghiamoci e non facciamoci portare sul terreno di scontro nel quale stanno immaginando di tenerci occupati. 

Vedere scatenarsi la furia iconoclasta degli antifa travestiti da “blm” sui Churchill, i Montanelli, i Leopoldo II ecc., tutti nemici dei nostri padri, francamente diverte. Ma resta comunque grottesco che venga dato risalto a storie di personaggi morti che non si possono difendere per scatenare la furia di gente che, incendiata a comando da un fatto di cronaca che riteniamo sicuramente deplorevole, invece di scatenarsi perché siamo in mezzo ad una tempesta economica profonda, se la prende con delle statue e fa processi alla storia…

Ma come, il revisionismo non era proibito? Non era “fuck the power”? 

Si fanno gli scontri con le statue e le vetrine, ma il “negro” negli States lo hanno ucciso i poliziotti o Montanelli? 

Una cosa è certa: quella che ha per simbolo il pugno stilizzato è sempre la solita vecchia e vigliacca storia che si ripete, da Otpor alle primavere arabe. Un copione che non cambia, ma che per i più attenti diventa quasi noioso.

REDAZIONE KULTURAEUROPA

Lascia una risposta