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CRISI ECONOMICA: L’INDEBOLIMENTO DEI PROFESSIONISTI CONTRIBUISCE ALLA “PROLETARIZZAZIONE” DELLA SOCIETÀ

Una delle tante cose che su cui convergono il liberismo ed il comunismo è l’ostilità nei confronti dei liberi professionisti. Avvocati, architetti dentisti, psicologi e geometri sono i principali nemici di chi si adopera “per livellare verso il basso la società”. Non ci possiamo stupire, dunque, se il governo giallo-rosso trascura le suddette categorie.

Marxisti e cattocomunisti: nemici delle libere professioni

Bisogna anche dire che non si tratta di una novità. Il decreto Bersani-Visco del 2006 proposto dal Ministro dello Sviluppo Economico Pier Luigi Bersani dava il via alle cosiddette “lenzuolate”. Si trattava di un pacchetto di riforme con cui un governo composto da comunisti e da cattolici di sinistra colpiva gli ordini professionali per tutelare il consumatore. Un termine che ci dice tanto sulla Weltanschauung di chi ha voluto questo provvedimento. Il cittadino è considerato solo come homo oeconomicus. Parafrasando Mill “l’essere umano agisce solo sulla base di motivazioni economiche, legate alla massimizzazione della ricchezza”. Inoltre secondo i difensori dei consumatori, le associazioni dei professionisti sono una casta nemica dell’interesse collettivo. 

Non la pensa così il senior advisor dell’Adepp (Associazione degli Enti Previdenziali Privati) Francesco Verbaro. Secondo Verbaro: “Gli under40 guadagnano un terzo dei loro colleghi ultracinquantenni” e un professionista trentino mediamente dichiara circa 54 mila euro annui, quota che va a meno di 20 mila in Calabria. Purtroppo però i luoghi comuni sono duri a morire. Pertanto in molti pensano che in fondo gli autonomi se la cavano sempre grazie all’evasione o all’elusione. La realtà è ben diversa.

Il Covid-19 e il futuro dei professionisti

Oggi chi esercita la libera professione non può essere considerato un paperone anzi è a rischio povertà più di un normale impiegato, i quanto è privo degli strumenti di sostegno al reddito che ha il lavoratore subordinato.

Qualche giorno fa sul quotidiano Italia Oggi potevamo leggere che: “Due liberi professioni su dieci sono a rischio espulsione dal mercato”. Questo è quanto ha affermato il presidente del Cup (Comitato unitario delle professioni) Marina Calderone in occasione dell’incontro promosso dall’Adepp (l’Associazione guidata da Alberto Oliveti, che riunisce 20 Enti). Per arrivare a questa conclusione la Calderone parte da un dato difficilmente confutabile: sui quasi 1,6 milioni di associati alle Casse Previdenziali private circa un milione esercita la libera professione. Ebbene la metà di costoro ha ricevuto il bonus di   600 euro sulla base dei proventi lavorativi riconducibili all’anno d’imposta 2018 (entrate inferiori ai 35 mila euro, oppure dai 35 mila ai 50 mila euro, dimostrando, però, un calo di almeno il 33% del reddito del primo trimestre 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso). Come possiamo notare una parte cospicua di esponenti di diverse categorie, «pari al 20%» (ma il dato, ha scandito, «può esser sottostimato») versava già in condizioni di «proletarizzazione» nella fase antecedente l’avvento del Coronavirus. La pandemia come più volte è stato detto ha gettato solo sale su una ferita già aperta.

I professionisti rischiano la “proletarizzazione”

Per evitare che situazioni simili possano ripetersi l’Associazione degli Enti Previdenziali Privati (oltre all’erogazione della pensione a fine carriera) vuole costituire forme di sostegno al reddito che possono essere utilizzate in situazioni gravi e imprevedibili come quella che siamo vivendo. Come dire ci fa per sé fa per tre. Anche perché l’ostilità di questo governo ne loro confronti è palese.  Per gli oltre 2 milioni di professionisti iscritti a uno dei 23 ordini professionali resta confermata la possibilità di chiedere un’indennità di 600 euro alla cassa di previdenza di categoria, che spetta però solo se nel 2018 hanno avuto un reddito inferiore ai 50mila euro. 

In sintesi ci troviamo davanti ad un “bivio ideologico”.  La sinistra sia quella “democratica” che quella “pentastellata” premia con il reddito di cittadinanza chi non lavora (o non vuole lavorare). I liberisti dal canto loro amano poco gli ordini professionali perché, a loro dire, sono troppo simili alle corporazioni medievali. 

Per liberarsi da questa dicotomia economicista c’è una terza via: sostenere l’Italia dei produttori che nonostante tutto tiene in piedi questa nazione.

REDAZIONE KULTURAEUROPA

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