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MISHIMA, MARTIRE DELLA BELLEZZA

FONTE: https://www.lintellettualedissidente.it/controcultura/letteratura-2/yukio-mishima-martire-della-bellezza

Yukio Mishima, tra bellezza e martirio

La parabola esistenziale-letteraria di Yukio Mishima (drammaturgo, attore, poeta, samurai, atleta e scrittore candidato al Premio Nobel), di cui quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario della morte, è stata argomento di innumerevoli opere, che ne hanno sviscerato in modo più o meno soddisfacente quasi ogni aspetto. Tra le migliori, a nostro avviso, la graphic novel edita da Ferrogallico, di cui vi abbiamo raccontato nell’articolo Mishima, l’ultimo samurai

Perché dunque scriverne ancora?

La risposta a questa domanda la troviamo nel libro curato dal giornalista e scrittore (nonché praticante di arti marziali) Alex Pietrogiacomi, in uscita in tutte le librerie il 28 maggio in brossura e disponibile, in edizione limitata con copertina cartonata, sul sito della casa editrice Alcatraz.

Intitolato “Mishima, martire della bellezza” (in omaggio alla tensione estrema e costante dello scrittore giapponese appunto verso un ideale di Bellezza al quale sacrificare, per esserne all’altezza, anche la vita), il volumetto curato da Pietrogiacomi ha una particolarità che lo rende unico e specialissimo. Ovvero l’essere pensato e realizzato come un percorso tra le parole del grande scrittore nipponico, accuratamente selezionate e raccolte per la prima volta in un libro che accompagna il lettore prendendolo per mano e conducendolo verso una scoperta collettiva e insieme molto personale di frasi, citazioni e pensieri.

Non si tratta però, come si legge nell’introduzione, di “una semplice raccolta di aforismi. E’ molto di più: è un prezioso manuale per guerrieri, poeti e sognatori; per uomini e donne indomiti, che non vogliono avere risposte ma ispirazioni per la loro vita, i loro gesti, i loro spiriti“. In esso dunque ci sono coraggio, poesia, tradizione, lealtà, integrità morale, quiete e tempesta, volontà di combattere il vuoto nichilista provocato dalla perdita di valori, amore e guerra, vita e morte, spiritualità ed azione. E tanto, tantissimo altro, perché “ogni pagina è un moto dell’anima che si accende, furioso ed estatico“. Ogni pagina distilla “un’esistenza e una produzione letteraria intense, incredibilmente controverse sotto molti punti di vista ma sempre affascinanti ed eccezionali” e per questo non si consuma “alla prima lettura, permettendo di essere costantemente aperta e reinterpretata grazie al valore intrinseco che offre, anche decontestualizzato, un sogno a occhi aperti e un senso di inafferrabile insegnamento“.

La vera sorpresa – ma neanche troppo se si pensa che il genio in quanto tale non ha né tempo né luogo – è l’incredibile adattarsi delle parole di Mishima alla vita di chi legge. Ognuno, cioè, può trovarvi non solo pennellate della parabola esistenziale dell’autore, ma anche elementi utili alla propria crescita personale e al proprio percorso nonostante la distanza spazio-temporale  e culturale che ci separa dall’universo di Kimitake Hiraoka (questo il vero nome di Mishima).

Per tutto il corso della sua vita, ricca di chiaroscuri e dualità, ma coerente, intensissima e breve (durò infatti appena 45 anni), Mishima “ha fortemente voluto che la propria opera venisse declinata alla luce dell’azione, del gesto muscolare teso verso una Bellezza assoluta inimmaginabileEra ossessionato dalla purezza, dalla cura del corpo, dal rapporto tra erotismo e morte, dal culto del sole e della mortedalla ricerca di un’ascesi possibile nel secolo che aveva abiurato all’assoluto. Dall’odio per la democrazia e per il materialismo” si sottolinea nella scheda editoriale del volume curato da Pietrogiacomi. Che prosegue ricordando anche come Mishima “volle indossare i panni di un antico samurai e di un San Sebastiano trafitto dagli strali di una società che sorrideva mentre tramontava”. E ancora, a proposito del rapporto con la letteratura, ricorda come il valore intrinseco della stessa “non poteva bastargli. Era semmai la parte certo non secondaria di un insieme convulso, tempestoso, nevrotico, che gli permetteva di recidere il corpo rozzo della non vita che lo circondava“.

Poche evidenti indicazioni queste, utili a tratteggiare la complessità di un Uomo/personaggio, divenuto mito forse soprattutto dopo il seppuku (suicidio rituale) da lui compiuto il 25 novembre 1970. Un gesto, il suo, che allargò a dismisura la curiosità sulle sue opere, lette e tradotte in tutto il mondo. 

Opere (e discorsi) da cui Alex Pietrogiacomi pesca a piene mani con un ordine apparentemente non lineare eppure evidente se si riesce ad andare oltre le parole per cogliere il significato più profondo del messaggio che le stesse hanno inteso trasmettere, anche alla luce della parabola esistenziale del loro Autore. La cui intera vita, “piena di paradossi ma anche di estrema coerenza come di forza e fragilità, fu interamente consacrata alla ricerca esasperata di una Bellezza totalizzante, antica e al tempo stesso rinnovata, capace di mescolare il vigore del corpo con quello dello spirito. Una dea a cui offrirsi completamente al di là anche delle proprie umane possibilità“.

Una bellezza che traspare, nella pubblicazione di cui vi abbiamo raccontato in questo articolo, anche nella cura dei dettagli. Come le fotografie inserite qua e là nel testo, il Proclama che Mishima pronunciò poco prima del seppuku, la biografia del genio del Sol Levante in coda al volume e soprattutto la calligrafia in copertina, realizzata dall’artista Tomoko Sugiyama riprendendo la firma di Mishima alla quale è stato aggiunto il kanji (carattere simbolico della scrittura giapponese, ndr) indicante la bellezza.

Quello che i lettori avranno tra le mani è insomma una sorta di breviario densissimo di richiami stratificati e tutti da scoprire, da leggere una prima volta tutto d’un fiato. E da tenere poi sempre a portata di mano, per sfogliarlo e ripercorrerlo lentamente in una continua e mai vana ricerca di spunti, indicazioni e rivelazioni. Che – scrive Pietrogiacomi in un articolo pubblicato su vertigomagazine.it – “spiazzano, illuminano, agiscono sulle nostre riflessioni e sulle corde della nostra anima“. E sono come “piccole finestre che si aprono sulla vita, sui suoi misteri e su come potremmo affrontarla diversamente. Fiamme per le micce dei nostri cuori“.

Cristina Di Giorgi 

FONTE: https://www.lintellettualedissidente.it/controcultura/letteratura-2/yukio-mishima-martire-della-bellezza/

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