EUROPANAZIONE

POLITICA

LO STATO RIFORMATORE – Parte I

DI FRANCESCO INGRAVALLE

La figura e l’opera di Carlo Francesco Ferraris (1850-1924) – Parte I

1. Le insufficienze dei corpi elettivi

Le insufficienze degli organi elettivi come unica fonte della legislazione sono note da tempo, soprattutto in Italia. E’ esistita una vera e propria cultura anti-parlamentare in Italia, o, almeno di scetticismo sulle istituzioni parlamentari, via via che, sia pure in modo assai faticoso, l’allargamento del diritto di voto avanzava in Italia, erodendo il potere dei notabili liberali.

Di quale tipo di insufficienze si tratta? Di competenza insufficiente. Governare, infatti, implica la conoscenza dell’oggetto da governare. La conoscenza: cioè le discipline (le “materie”) che danno questa competenza; diritto (in tutta la sua estensione), scienze sociali, statistica, scienza della politica. Vecchio tema, questo, emerso con Saint-Simon, Comte, ma anche con Marx ed Engels. Governare implica la conoscenza dell’oggetto da governare. Vecchia verità: non a caso, teorici della politica come Edmund Burke hanno messo al primo posto l’esperienza meditata. Progredire è necessario: ma progredire significa sapere che cosa cambiare e che cosa conservare. E, soprattutto, significa concretizzare il contenuto di espressioni così generali come “lo Stato”, il “Governo”. A maggiore ragione: perché l’Italia è uno Stato nuovo, che deve “mettere radici”. Cioè: creare una pubblica amministrazione dilatando gli ordinamenti sabaudi.

Non è casuale, forse, che già nel 1910, meno di mezzo secolo dalla creazione dello Stato unitario, il giurista Santi Romano tenga, all’Università di Pisa una prolusione su Lo Stato moderno e la sua crisi. Rivista a tanti decenni di distanza,  la prolusione di Romano è illuminante. Con riferimento allo Stato italiano si focalizzano due aspetti: 1) lo Stato appare come una pura finzione giuridica, 2) lo Stato appare come concreto legislatore e come esecutore delle leggi, ma proprio come concreto legislatore ed esecutore delle leggi esso è detronizzato dalle associazioni professionali e dalle organizzazioni sindacali e dai poteri locali che, di fatto, sono co-legislatori. In altri termini: il problema del nuovo Stato è la conflittualità sociale da un lato, la presenza di poteri locali dall’altro. Ma non basta : noi diciamo “Stato”, ma il concreto interprete dello Stato è il governo, che, nel sistema dello statuto albertino, è in parte elettivo (Camera dei Deputati), in parte di nomina regia (Senato). E… mentre i governi passano (spesso a grande velocità), a livello di Camera dei Deputati, soltanto le burocrazie (e il Senato) restano. Dunque: i governi sono volatili, la burocrazia e il senato è solida. E, va da sé, che lo Stato non “ingrani” più di tanto nella burocrazia, dato che il suo esecutivo è instabile, è il minimo che ci si possa aspettare. Si capisce bene lo sforzo dei gabinetti Crispi e Giolitti di saldare apparato statale e governativo e burocrazia, saldatura dalla quale dipende anche la capacità riformatrice dello Stato. C’è bisogno di riforme? Basta guardare le condizioni dell’Italia 1861-1910 per rispondere, con decisione, in modo affermativo. Lo Stato unitario è stato realizzato; ora occorre che esso faccia progredire la società italiana: nella produzione, nella sanità, nei trasporti, nell’economia.

Fondamentale, anche se poco conosciuta è l’opera di Carlo Francesco Ferraris: sia come fondatore della scienza italiana dell’amministrazione, sia come propugnatore del ruolo riformatore dello Stato, secondo il modello inaugurato, in Germania dal cancelliere Otto von Bismarck. Il piano di uno Stato riformatore implica una revisione dell’assetto istituzionale dello Stato italiano che prenda sul serio le denunce reazionarie delle inefficienze del parlamentarismo e le faccia valere come moto propulsore del progresso sociale. Come?

2. Chi è Carlo Francesco Ferraris?

Carlo Francesco Ferraris nasce a Moncalvo (attualmente in provincia di Asti) il 15 Agosto 1850. Laureatosi all’Università di Torino in Giurisprudenza nel dicembre del 1870, nove anni dopo la proclamazione del Regno d’Italia, pochi mesi dopo la “breccia di Porta Pia”, con una tesi sulla rappresentanza delle minoranze in Parlamento, Ferraris completa la propria formazione (a spese della famiglia) fra Germania e Inghilterra. Rientrato in Italia, svolge attività pubblicistica per la testata “Il Risorgimento2”, periodico della Detsra storica subalpina polemizzando soprattutto contro lo “Stato poltrone”, vale a dire lo “Stato minimo” della tradizione di pensiero legata al liberismo economico. Quando egli passa a insegnare Scienza dell’amministrazione all’Università di Pavia (1878) è già classificato come “socialista della cattedra” e “germanofilo” dagli ambienti liberisti (chiunque volesse un impegno fattivo dello Stato nelle riforme sociali era definito in questo modo, a quel tempo) il cui esponente fu Francesco Ferrara, uno dei maestri di Vilfredo Pareto.

Ferraris non è un teorico puro”; dal 1874 al 1878 è funzionario presso la Divisione della Statistica del Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio, da giugno 1883 a marzo 1885 è Capo della Divisione Credito e Previdenza del Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio. Deputato dal 1904 al 1913, Senatore del regno dal 1913 alla morte conosce bene quelli che, a quel tempo si dicevano “i rotismi della pubblica amministrazione”, l’insieme di ruote e di ingranaggi che “muovono” la vita pubblica. Nel 1905, Ministro dei Lavori Pubblici, è promotore del ritorno dello Stato nella gestione del servizio ferroviario nazionale. Funzionario, politico e intellettuale, dunque. (Segue Parte II…)

FRANCESCO INGRAVALLE

  1. Luca Boniardi

    Di non facile lettura, ma essenziale per la formazione di un soldato politico

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