EUROPANAZIONE

POLITICA

SUL RAZZISMO

Scrivevo in “Quel domani che ci appartenne”, Barbarossa, 2005: 

“Il razzismo zoologico, il razzismo sociale, il razzismo nazionalistico, la fierezza della propria identità e persino la preservazione della memoria storica si sono venuti a confondere nel medesimo pentolone mescolandosi infine con altre categorie quali la xenofobia e l’antisemitismo.

Che non vi sia comunanza tra tutti questi sentimenti è ovvio: non hanno neppure la medesima origine storica.

Il razzismo zoologico, che si fonda sull’ipotesi evoluzionista darwiniana e adduce superiorità di scatole craniche o di Q.I., è una trovata anglosassone e protestante, contro cui Evola peraltro polemizzò a lungo (…). Con qualche allargamento in zone germaniche, questo razzismo è prettamente di stampo inglese.

È indiscutibile che la gran parte dell’oligarchia dominante, e dunque degli stessi mercanti di schiavi, sia razzista zoologicamente e, malgrado ciò, o forse proprio perciò, favorevole all’immigrazione massiccia.

Quello sociale, che poi è il più diffuso tipo di razzismo e dal quale ben pochi sono esenti, nasce nella destra storica: è un razzismo borghese e classista per il quale Tizio disprezza gli africani non tanto perché portatori di valori a lui non consoni ma in quanto pezzenti, poveri, squalificanti socialmente. È il razzismo dei parvenus che, attraverso l’abbassamento dell’altro ritengono di innalzarsi; infatti nell’inferiorità altrui trovano il conforto di una presunta superiorità individuale altrimenti indimostrabile nella loro vita quotidiana.

Il razzismo nazionalistico e colonizzatore nasce invece a sinistra, nella cultura giacobina. Chi lo nutre ritiene che il suo popolo sia portatore di un modello avanzato, da esportare assolutamente per emancipare chi è culturalmente ritardato.

La fierezza della propria identità è, invece, elemento fondamentale ed imprescindibile per la salute di un popolo e della sua civiltà: colpevolizzarla, come avviene da tempo, significa minarne la compattezza, la sopravvivenza ed il destino. L’attacco pernicioso contro questo naturale riflesso identitario si è spinto fino a mettere in discussione la stessa memoria storica dei popoli europei perché in essa si ravvedono al contempo elementi “politicamente scorretti” e gli anticorpi alla dissoluzione.

L’antisemitismo c’entra come i cavoli a merenda ma lo si lascia lì nel pentolone perché è fonte di facile criminalizzazione (…).

Infine nel coacervo razzista ritroviamo la xenofobia che non è altro che timore e diffidenza verso l’ignoto. Un sentimento, questo, un po’ primario, di origine contadina che dovremmo considerare angusto e censurabile. L’esperienza ci insegna però che oltre cinque secoli fa gli indios americani non erano xenofobi e per tutta risposta sono stati sterminati; se invece lo fossero stati avrebbero rigettato in mare coloro che furono la causa della loro estinzione. Dunque la xenofobia non è necessariamente un difetto.”

GABRIELE ADINOLFI

Testo tratto dalla voce “Razzismo”, Tortuga (2008), ma riprende Quel domani che ci appartenne. Dunque è uno scritto del 2005.

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