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BENTORNATI NEL NUOVO MILLENNIO

È così siamo entrati in una crisi sanitaria permanente e, come dicevamo sin dall’inizio, essa va intesa come lo è stato per quella terroristica e finanziaria, come una causa per produrre un effetto. 

È a livello sociale che la situazione è drammaticamente molto complicata e preoccupa, a questo punto, molto di più di quella sanitaria. 

Ci si aspetta una corsa verso una nuova rivoluzione industriale e, con il rischio concreto che il sistema produttivo si fermi in tutto il mondo, non è assurdo pensare che si potrebbe approfittare per avanzare con la rivoluzione della green economy. Allora se esiste un’ipotesi di complotto l’unico che può avere senso è quello legato al pensiero di un golpe industriale che poteva accelerarsi solo fermando tutto e che poteva innescare una nuova guerra fredda prendendo come attori della scena Stati Uniti e Cina, con le comparsate di UE e Russia.

Vedremo, ma non è di complotti che dobbiamo preoccuparci, il rischio più grosso che si corre nel rincorrere decreti e ordinanze è la lobotomizzazione dei cervelli, l’accettazione supina di decisioni e cambiamenti come se dovessimo sposarle per forza senza spirito critico per salvare le nostre vite da un nemico invisibile quale è un virus. 

Ovviamente mettere in dubbio la mortalità del covid19 sarebbe una sciocchezza, sarebbe come mettere in dubbio la forza del sistema. Abituiamoci quindi a dover tirare fuori mascherine e amuchina una tantum anche quando finirà il coronavirus, il mondo non tornerà a scoppiare di salute e a riequilibrarsi in poco tempo, per cui il problema non è l’isolamento, la reclusione forzata, cosa che ci si auspica che questi invasati al governo non continueranno a percorrere altrimenti sarebbe “dittatura batteriologica”, ma la sostanziale diffusione di uno stato emergenziale sanitario a livello sociale. 

Ognuno di noi continua a preoccuparsi giustamente del proprio orticello e a come uscire economicamente da questa situazione, ma inevitabilmente distoglie così l’attenzione dai mutamenti sociali, industriali, economici che subiranno le nostre vite esattamente come ci è già successo in passato per altre crisi, che però non fermarono improvvisamente fisicamente, intellettualmente, socialmente ed economicamente la nostra quotidianità, specie in Italia dove non subimmo tali violenze sulla nostra pelle. 

Prepariamoci dunque, ad esempio, a vivere nel ventennio prossimo scenari di crisi simili, quindi non buttiamo guanti, mascherine e amuchina, ma aspettiamoci di trovarle in ogni negozio, esercizio commerciale, fabbrica e ufficio. Ad esempio per farci vivere in una crisi terroristica permanente e sconvolgere alcune nostre abitudini, comportamenti e modi di pensare in passato non è bastato solo il grande attentato alle torri gemelle, ce ne sono stati periodicamente vari in tutto il mondo seguiti poi da guerre democratiche e primavere arabe ecc. 

Purtroppo stiamo entrando in un vortice mentale per cui l’unico modo per combattere il virus è rimanere in quarantena ad oltranza anche a costo di uscire a crisi finita in una società desertificata. Se di guerra si sta parlando (vedi dichiarazioni di Macron, Johnson, Merkel, Trump ecc) e in una guerra a tutti gli effetti siamo, bisognerebbe anche capire che è vero che le libertà venivano e vengono ristrette e limitate, ma in guerra si andava e si va a combattere non rimanendo chiusi dentro le cantine, questo lo si faceva fare alle donne, agli anziani e ai bambini, gli uomini in salute attrezzandoli di strumenti e precauzioni dovrebbero andare in trincea, ieri con elmetti e baionette, oggi con mascherine e guanti. 

È mai possibile che si chieda troppo se si chiede questo? O per paura e spavento ci attacchiamo in maniera “matriottica” alle decisioni non negoziabili di un premier e dei suoi discussi collaboratori? Ma come possiamo sentirci rincuorati da una figura guida se essa stessa ci sta avvicinando sempre più alla possibilità di attivare il MES? 

Basta con questa viltà democratica, bisognerebbe ritornare ad alzare la voce e uscire da questa condizione, il rischio non è solo di morire del virus, ma che quando usciremo dalla prima emergenza sanitaria ci avranno già fatto a pezzi a prescindere dai governi che si susseguiranno.

Una cosa è certa e cioè il fatto che nulla sarà più come prima, la società cambierà e con essa la percezione che si ha del reale, ma mentre la società muterà l’umanità in senso generale sarà sempre la stessa… (basta guardarsi indietro, nonostante pestilenze, carestie, rivoluzioni, guerre mondiali, l’uomo, nel suo intimo è rimasto sempre lo stesso… basicamente parlando, stesse pulsioni, reazioni, stessi egoismi…) mentre di nuovo la società non lo sarà, quella stranamente si evolve, ma questa volta a colpi di tosse e starnuti anziché di bombe intelligenti e democratiche. 

È un risveglio amaro, ma bentornati nel nuovo millennio!

REDAZIONE KULTURAEUROPA

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