EUROPANAZIONE

ECONOMIA

PRESTITO FIAT. L’ITALIA HA SEMPRE DATO SOLDI AGLI AGNELLI

DI GIUSEPPE SPEZZAFERRO 

FONTE: https://internettuale.net/3942/prestito-fiat-litalia-ha-sempre-dato-soldi-agli-agnelli

Il governo Conte ha aperto la cassa per sostenere le aziende italiane messe in ginocchio dalla serrata loro imposta per evitare il collasso del sistema sanitario nazionale con inevitabili ricadute sull’ordine pubblico. Da Palazzo Chigi e dintorni è stato lanciato il grido “Ripartitalia” e gli imprenditori si sono precipitati ad afferrare le mammelle della vacca tornata ad essere generosa dispensatrice.

Grande scandalo ha causato la richiesta di un prestito fatta dalla Fiat (pardon, FCA Italy) nonostante la pratica fosse in linea con i criteri stabiliti dalla legge.

È una vecchia sceneggiata (https://internettuale.net/2113/per-melfi-regalammo-alla-fiat-1-300-miliardi-di-lire) e questa non ne è che un’altra puntata. La Fiat ha sempre attinto alle pubbliche casse. Ricordo ancora l’audizione in Commissione alla Camera di Cesare Romiti, l’allora ad Fiat, nel corso della quale il potente manager mise il Parlamento di fronte ad un bivio con svolta obbligata. Ci sono due possibilità, disse, per la Fiat: uno stabilimento in Polonia, in Bulgaria, in Brasile (e non ricordo quali altri siti nominò) o uno in Italia, al Sud. Con l’aiuto dello Stato, noi preferiremmo – concluse – impiantarlo a Melfi. Cosa avrebbero dovuto decidere i ricattati?

Stavolta il gigante creatura degli Agnelli (https://internettuale.net/1370/la-crisi-non-tocca-gli-agnelli-anzi-fanno-piu-soldi) ha chiesto un prestito di 6,3 miliardi di euro. Per le aziende ci sono garanzie finanziarie per 750 miliardi di euro ed è da maleinformati strillare per l’entità del malloppo che andrà alla Fiat Chrysler Automobiles Italy (FCA Italy, appunto). Le norme prescrivono che un’azienda può chiedere un prestito agevolato che non superi il 25% per del fatturato e la cifra richiesta dalla Fiat è rispettosa del limite.

Il fatto che siano già partite le contrattazioni con la banca Intesa Sanpaolo (istituto torinese con la dirigenza conosciuta a Villar Perosa) non lascia dubbi: messi a punto i particolari (quanto a me e quanto a te e quanto a lui) il prestito partirà.

È vero che il fu Sergio Marchionne si fece prestare i soldi da Washington per comprare la Chrysler decotta e che restituì i quattrini addirittura prima della scadenza, ma, a parte il fatto che il capo è John Elkann (https://internettuale.net/1116/la-crisi-ce-chi-fabbrica-soldi-come-la-fiat), qua stiamo in Italia e le scadenze, sempiternamente marchiate con un “severamente entro e non oltre…“, sono fatte per essere prorogate.

Mi pare di ricordare, per esempio, che i soldi per l’acquisto dell’Alfa Romeo la Fiat non li abbia mai sborsati.

Dicono che la richiesta del prestito la si potrebbe respingere perché la FCA ha la sede fiscale a Londra e quella legale in Olanda. Perché? Perché conviene pagare le tasse allo Stato britannico piuttosto che allo Stato italiano.

Però la FCA Italy paga allo Stato italiano le tasse imposte sulla produzione fatta in Italia (https://internettuale.net/550/la-lezione-di-termoli) e perciò la pratica del prestito ha i crismi della legalità.

Però la FCA ha fatto la fusione con PSA (Peugeot e Citroen) e perciò l’Italia diventerà ancora meno importante per la strategie del gruppo.

Però… uffà, quanti però. Lo volete capire che la Fiat, comunque si chiami, in Italia è razza-padrona? È dall’inizio, è da Gianni Agnelli (il capostipite, quello in camicia nera) che lo Stato italiano passa soldi (https://internettuale.net/539/quegli-imprenditori-con-i-soldi-nostri) alla Fabbrica Italiana Automobili Torino. E, si sa, l’Italia è un Paese molto affezionato a certe tradizioni.

GIUSEPPE SPEZZAFERRO 

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