EUROPANAZIONE

ESTERI E GEOPOLITICA

USA E CINA: LO SPIONAGGIO VIAGGIA NELL’AEROSPAZIO

Ormai lo spionaggio non ha più bisogno di personaggi alla James Bond. È nell’aerospazio che si gioca la battaglia tra i servizi segreti delle più grandi potenze. L’ultima conferma ci arriva dalla Cnn. L’emittente televisiva statunitense ha riportato nei giorni scorsi l’arresto di un docente universitario coinvolto in importanti progetti della Nasa che potrebbe essere rimasto in contatto per anni con Pechino.

Il professore cinese accusato di doppiogiochismo

Stiamo parlando di Simon Saw-Teong Ang, mite professore di ingegneria elettronica all’University of Arkansas-Fayetteville dal 1988. Questo sessantatreenne è accusato di frode informatica per non aver rivelato i suoi rapporti con alcune aziende cinesi, mentre riceveva finanziamenti da parte delle agenzie federali per alcuni suoi progetti sostenuti dalla Nasa. Secondo la Cnn il professore avrebbe volontariamente celato la sua partecipazione al Thousand Talent Scholars, il programma con cui il governo di Pechino sostiene i suoi talenti all’estero nelle discipline ad alta innovazione. In passato, è già finito nel mirino dell’FBI, che notava come “i partecipanti sono spesso incentivati a trasferire in Cina le ricerche condotte negli Stati Uniti, così come altre informazioni proprietarie a cui possono accedere, rimanendo dunque una minaccia significativa per gli USA”. La guerra per contendersi l’aerospazio passa anche per lo spionaggio.

Le grandi potenze si contendono lo spazio

La Cina e altre nazioni emergenti scalpitano per acquisire le conoscenze utili in questo comparto che è direttamente connesso con i programmi militari e di espansione economica. Gli Usa sono consapevoli delle intenzioni di Pechino. Ed è per questo motivo che mettono in guardia le loro industrie e i loro “alleati” sull’attività di spionaggio del Celeste Impero. La nuova guerra fredda viaggia sui satelliti. Anche i russi non stanno certo a guardare. Il multipolarismo rischia di ripetere lo schema di Jalta.

Gli americani continuano ad avere nei confronti degli europei lo stesso atteggiamento paternalistico tipico della guerra fredda. Ad esempio di recente il generale John Jay Raymond, comandante dello Us Space Commmand ha denunciato l’ultimo test di capacità anti-satellite da parte della Russia: “Un altro esempio di come le minacce ai sistemi spaziali degli Stati Uniti e degli alleati siano reali, serie e crescenti”. Come dire cari europei dato che non siete in grado di proteggervi da soli affidatevi ai “cugini americani”. È la vecchia tecnica di Lucky Luciano.

Le prove di forza degli Usa non mancano. Lo scorso marzo, come ha spiegato l’ingegnere aeronautico Marcello Spagnulo su Formiche.net, la Northrop Grumman, una delle principali aziende aerospaziali fornitrici del Pentagono, ha lanciato nello Spazio un drone automatico (MEV, Mission extension vehicle). Senza troppi tecnicismi questo drone può spiare al meglio i “satelliti nemici”. I droni che agganciano i satelliti in orbita non sono solo sistemi di supporto o di rifornimento, ma anche sofisticati e innovativi mezzi di attacco nello Spazio in grado di rimuovere fisicamente i satelliti nemici dalla loro posizione orbitale.

Il ruolo dell’Europa e dell’Italia

Tornando in Europa, purtroppo il Vecchio Continente si muove sempre sulla difensiva. Come riporta l’agenzia France-Presse, l’anno scorso si sono verificati quattro grandi attacchi hacker rivolti dai cinesi al colosso franco-tedesco Airbus. Ci sono altri casi in passato: che vedono coinvolti i russi al posto dei cinesi. Invertendo l’ordine dei fattori il risultato non cambia: gli europei si sentono più sicuri sotto l’ombrello della Nato.

In Italia le cose non vanno diversamente. Di recente i nostri servizi segreti si sono resi conto che “lo Spazio è assurto a nuovo terreno di confronto, sul duplice piano militare ed economico”. Bella scoperta! Fortunatamente la ricerca scientifica del settore aerospaziale in Italia è sempre all’avanguardia. Questo, però, non basta se manca la sinergia con le altre nazioni europee.  

Se consideriamo l’Europa un’espressione geografica, continueremo a lustrare le scarpe ai soldati statunitensi. In fondo il buon Lucky Luciano sarebbe fiero di noi.

REDAZIONE KULTURAEUROPA

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