EUROPANAZIONE

POLITICA

AIUTARLI A CASA LORO COMPORTA DEI RISCHI

Aiutarli a casa loro comporta dei rischi. Ma è anche l’unica strada da percorrere per ridurre il flusso migratorio e cercare così di contenere lo squilibrio ad esso legato.

In zone a rischio dove molte ONG e Onlus agiscono con i loro volontari, può succedere di farsi arrestare, rapire o ammazzare. Chi si stupisce e si scandalizza per questo non ha il minimo senso della realtà. E chi fa le campagne elettorali utilizzando quello slogan ma poi storce la bocca se qualcuno parte e va veramente “a casa loro” nel tentativo di costruire qualche cosa, mi fa abbastanza ribrezzo.

Detto questo ritengo che sulla storia di Silvia “Aisha” l’unica cosa che bisognerebbe chiedersi è se la sua presenza in quel luogo sia stata gestita con sufficiente attenzione e con le dovute precauzioni. 

In un certo ambiente arcobaleno manca totalmente lucidità su come funziona il mondo. Il pregiudizio sulle armi, le favolette sul pacifismo che risolve ogni diatriba, la stupida presunzione di essere in grado di “costruire ponti” anche nei confronti di formazioni aggressive e ideologizzate creano pericolosissime performance da funamboli della solidarietà.

Nella lunga esperienza della Comunità Solidarista Popoli che ho l’onore di rappresentare, c’è una costante: la critica acida e spocchiosa (e a volte delatoria) da parte dei “buoni arcobaleno” contro i “cattivi neri” , non solo per scontata condanna ideologica, ma anche perché quando operiamo in una zona di guerra ci dotiamo di un apparato di sicurezza piuttosto efficace. Che, comunque, non può garantire al 100% l’incolumità dei nostri volontari.

L’ipocrisia nell’ambiente radical chic peraltro è totale: i più sgamati di quelle ONG hanno fior fiore di guardie armate attorno agli ospedali, ma i loro rappresentanti predicano la non violenza e fanno la battutine idiote sugli americani che vanno a comprare armi quando scoppia la pandemia. 

Probabilmente Silvia “Aisha” non doveva stare in quel villaggio senza i potenti mezzi di cui godono invece le organizzazioni che piacciono ai cantanti impegnati e agli attori no boders. 

Illudersi che un paio di guardie Masai possano costituire una protezione è follia pura. Ci sono dei limiti che non si possono oggettivamente superare quando vai a casa di altri.

Della conversione all’Islam me ne frego. Avrà avuto le sue serie ragioni, chi siamo noi per giudicare?

Quello che fa schifo è un Governo che ancora una volta dimostra di non avere spina dorsale. Milioni di euro sborsati da cittadini italiani non necessariamente islamici avrebbero potuto avere come contropartita la rinuncia alla carnevalata in costume verde. Che puzza tanto di operazione politica.

P.S. Quando diversi anni fa fummo arrestati sul confine birmano thailandese non costammo nulla all’Italia. Il caffè che un funzionario dell’Ambasciata a Bangkok ci portò nel centro di detenzione, circa 14 euro, lo pagammo subito, in contanti.

FRANCO NEROZZI 

FONTE: https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=2608048389515838&id=100009321070059

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