ECONOMIA E LAVORO

LAVORARE MENO, LAVORARE TUTTI: IL PD COPIA (MALE) IL MODELLO TEDESCO

Il Partito Democratico ha in mente un piano per risolvere il problema della disoccupazione in Italia. A fare da avanguardisti Stefano Lepri, Maurizio Martina, Andrea Orlando, Debora Serracchiani, Chiara Gribaudo. Questo manipolo di democratici ha depositato una proposta di legge (la 2327 depositata l’8 gennaio 2020) che va in questa direzione. Tutti pensano alla famosa legge Jospin che introdusse in Francia le 35 ore settimanali. L’esito, ricordiamolo, fu infausto.

Maurizio Martina precisa, però “di inspirarsi al modello tedesco; prevedendo non più di 42 ore settimanali, straordinari inclusi. L’Italia ha un gap da colmare con la Germania: lavoriamo di più (180 ore contro 160 al mese) ma con una produttività più bassa. Puntiamo a trasformare l’eccesso di straordinario in occupazione aggiuntiva”. Questo è quanto riporta il quotidiano La Repubblica. Il riferimento alla Germania ci lascia perplessi. Vediamo perché.

Cos’è il Kurzarbeit?

Forse Martina si riferisce al Kurzarbeit? Se fosse così bisognerebbe ricordagli come funziona questo strumento in Germania. E, allora, nel dubbio rinfreschiamogli la memoria. Innanzitutto il lavoro “ridotto” è una soluzione temporanea. Infatti, può riguardare tutti o soltanto una parte dei lavoratori di un’azienda in difficoltà economica. Questo sistema consente all’imprenditore di mantenere i suoi dipendenti qualificati e formati e per conservare il loro know-how. Tuttavia non si tratta di un regalo. L’impresa che vuole usufruire di questo ammortizzatore sociale deve dimostrare che il calo del fatturato dipende da un evento imprevedibile e temporaneo. Berlino non ha nessuna intenzione di spendere un euro per mantenere in piedi aziende gestite male. Inoltre, il ricorso a tale strumento deve essere previsto nei contratti collettivi e dove vige la cogestione (Mitbestimmung) il Kurzarbeit è ammesso solo se è stato approvato dal comitato aziendale. La diminuzione delle ore lavorate comporta una decurtazione dello stipendio compensata in buona parte dallo stato attraverso l’Agenzia federale per l’impiego. L’indennità è pari al 60% della differenza netta della retribuzione del mese in cui il lavoro è stato interrotto o è stato effettuato il lavoro ridotto. Ai lavoratori che ricevono un assegno per figli a carico pari ad almeno lo 0,5 %, viene corrisposta un’aliquota maggiorata del 67 %, indipendentemente dal loro stato civile. Alla fine di aprile 2020, in piena emergenza Covid-19, è stato deciso di aumentare temporaneamente le indennità di lavoro per il Kurzarbeit fino alla fine del 2020. A partire dal quarto mese, l’indennità salirà al 70% (77% con l’assegno per i figli) e dal settimo mese, all’80% (87% con l’assegno per i figli).

Cosa chiede il Pd?

Il Pd, invece, vuole incentivare le 30 ore settimanali promettendo un taglio del cuneo fiscale di 4 punti percentuali. Se l’imprenditore vuole fare un contratto a 36 o a 0 ore è libero di farlo ma pagherà di più. Verranno altresì incentivati (quattro punti in meno di contributi coperti dallo stato) i lavoratori che preferiscono passare, in modo volontariato, a un contratto a part-time tra le 20 e le 30 ore settimanali. Chi invece vorrà emulare il compagno Stachanov facendo troppe ore di straordinario verrà fiscalmente bastonato. E gli statali? Per il pubblico impiego si introduce un nuovo standard orario settimanali: 30 ore per tutti. Quindi sei ore al giorno e poi il bidello suona la campanella.

Si stima che la proposta del Pd potrebbe avere un costo “di 800 milioni il primo anno, 1,6 mld il secondo, 2,3 miliardi il terzo e a regime 2,8 miliardi. I potenziali occupati aggiuntivi (se tutte le aziende assumessero con le risorse che si liberano con il taglio delle ore) potrebbero arrivare a 750 mila: 150 mila dalla defiscalizzazione dei contratti a 30 ore e del part-time volontario, 100 mila grazie alla “quota 30″ nella Pubblica amministrazione e almeno 500 mila dal disincentivo delle ore di straordinario”.

Alla luce di quanto abbiamo detto è più probabile che Martina &Co facessero riferimento non tanto al Kurzarbeit quanto ai minijob. Quest’ultimo è anch’esso una soluzione temporanea. Tanti forse troppi lavoratori tedeschi sbarcano il lunario lavorando dalle dieci alle venti ore a settimana. In molti, infatti, accettano ogni lavoro per non perdere il reddito di cittadinanza (Hartz IV). Si tratta di un ammortizzatore sociale destinato a chi non ha un lavoro o comunque non dispone di un patrimonio sufficiente per mantenersi in modo autonomo, oppure ha un reddito inferiore al minimo vitale. Un assegno che in genere arriva a 416 euro al mese, ed è legato all’obbligo ad accettare un lavoro o un percorso di formazione, pena l’eliminazione del sussidio oppure l’applicazione di sanzioni. Purtroppo, questo meccanismo sta sfuggendo di mano a Berlino che da tempo pensa di riformarlo. Troppe persone rischiano di rimanere vittima del circolo vizioso dell’Hartz IV: l’assistenzialismo alimenta la precarietà e svilisce le competenze del lavoratore.

Tornando in Italia, si tratta di misure che potrebbero portare a 750 mila occupati in più all’anno per un costo di 2,8 miliardi a regime. L’aumento dell’occupazione è un auspicio; mentre le uniche certezze sono l’aumento dei costi per alimentare una spesa pubblica improduttiva e l’inevitabile riduzione dei salari.

I dem riscoprono la questione sociale: un partito di lotta e di governo. Però, se queste sono le premesse, ai lavoratori conviene che il Pd torni ad occuparsi dei diritti degli omosessuali.

REDAZIONE KULTURAEUROPA

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