EUROPANAZIONE

ATTUALITA'

LA BATTAGLIA DI MILANO

DI LUCIANO ELVIO FERRARIS

FONTE: https://progettonazionale.it/la-battaglia-di-milano/

Sono poche settimane ma sembra un secolo, le sirene squarciano il silenzio, sono vicine, lontane, ti avvolgono già bardato nelle tue protezioni sempre più opprimenti.

I pazienti arrivano a ondate, come nelle retrovie di una guerra di posizione, ma il fronte è ovunque, valuti, decidi curi e passi oltre.

Mi sovvengono analogie dei tempi passati, la Grande Guerra, le truppe che partono cantando, le dame imbellettate che lanciano baci. Al fronte si muore ma a Parigi si canta, si balla e si brinda al fantaccino che marcisce nella trincea.

Milano non si ferma che diamine, possiamo noi rinunciare all’aperitivo sui navigli, alla movida? No, Milano è da mangiare, da bere, da godere, chi dice il contrario è un nemico. La sirena urla, i bicchieri si uniscono tintinnando in una danza macabra.

A Parigi si balla, i fantasmi di Cèline, Drieu La Rochelle, Maurras aleggiano sulle macerie d’Europa…come allora. Morte a Credito, Viaggio Al Termine della Notte, La Battaglia di Charleroi.

A Milano si balla, i fantaccini al fronte combattono perché il senso del dovere è forte, chi mai può indietreggiare, nel caotico divenire nascono altri valori, altre gerarchie.

Ci sono solo uomini o donne, coraggiosi o vili, chi è al fronte guarda all’Ardito che ha l’ottanta per cento di probabilità di morire non al funzionario o al direttore di qualche parassitario ufficio statale.

I Generali non contano più nulla, i lavori del vacuo esistere, i venditori di fumo, di fuoco fatuo non contano niente. Qui contano i soldati, tutti uguali, con il nome scritto sul petto con il pennarello per riconoscersi dietro le maschere, ma dietro quelle maschere non ci sono i falsi volti della metafora pirandelliana, ci sono occhi che parlano, palpebre che ammiccano, lagrime che scendono.

Molti applaudono dalla finestra, ma al soldato non ne frega nulla, anela a tornare a casa per respirare senza maschera, quegli applausi non lo riguardano è avvolto in altri pensieri che sanno di morte.

I frigoriferi sono vuoti, si mangia quel che c’è, finalmente le dispense si assottigliano, che bello un piatto di pasta e un bicchiere di vino…come dalla giberna del fantaccino, tutto è buono, tutto va bene. Ma quale alta cucina, va bene tutto, un po’ di riposo e poi si ritorna.

Tutto finirà, un giorno, non sappiamo quando. Ma nulla sarà più come prima. Ho visto i combattenti, ho visto quelli in fuga, tutti i valori sono mutati anche se il mondo andrà avanti.

Ma come nelle guerre noi saremo reduci con le ferite nel cuore e la potente consapevolezza di aver fatto il nostro dovere. La Milano da bere la lasciamo ai vili, agli opportunisti dell’ultima ora, il loro mondo non ci appartiene.

LUCIANO ELVIO FERRARIS – anestesista rianimatore presso ICSS Milano

FONTE:https://progettonazionale.it/la-battaglia-di-milano/

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