EUROPANAZIONE

POLITICA

CARL SCHMITT, IL SENSO DELL’ECCEZIONE

FONTE: https://www.progettoprometeo.it/carl-schmitt-il-senso-delleccezione/

DI SIMONE MELA

“L’eccezione è ciò che non è riconducibile; essa si sottrae all’ipotesi generale, ma nello stesso tempo rende palese in assoluta purezza un elemento formale specificamente giuridico: la decisione. Nella sua forma assoluta il caso d’eccezione si verifica solo allorché si deve creare la situazione nella quale possano avere efficacia norme giuridiche.”

Così tuona Carl Schmitt nel primo dei quattro capitoli della sua Teologia  Politica, testo del 1922 in cui si trova racchiuso il nocciolo del suo pensiero e la chiave di lettura per comprendere le sue opere successive.

Per capire cosa sia l’eccezione, o per meglio dire, lo stato d’eccezione (ausnahmezustand) occorre gettare uno sguardo al modo in cui la tradizione filosofica antecedente a Schmitt ha cercato di mediare i due grandi piani del Reale e dell’Ideale. In particolare, rimanendo nell’ambito della filosofia politica e del diritto si era cercato di dimostrare come l’ordine o la forma giuridica da dare alla realtà fosse immanente alla realtà stessa.

Si pensi ad esempio ai contrattualisti secondo i quali l’ordine veniva prodotto grazie alla stipula di un contratto fra i singoli cittadini; o ancora, si guardi a Kelsen e alla sua mediazione razionale delle parti contendenti in seguito alla quale veniva prodotta la norma. In tutte queste concezioni della politica l’idea o ragione e la realtà erano sfere perfettamente coincidenti dal momento che, come si è detto sopra, tutte le fattispecie della realtà potevano essere contemplate dall’idea o ragione. Infatti l’ordine che ne veniva fuori, prodotto o mediato, stando a queste filosofie era del tutto saldo e stabile e mai messo in discussione, una volta raggiunto.

Secondo il pensiero di Schmitt, invece, ragione e realtà non coincidono ma vi è una sconnessione immediata tra di loro. Questo significa che il reale eccede sempre l’ideale in quanto la ragione non può prevedere tutti i casi concreti che si possono verificare nella realtà. Ovviamente anche il mondo reale di Schmitt ha bisogno dell’idea, del diritto e più in generale dell’ordine visto che non può regnare il caos, ma la messa in forma di cui necessita non la trova nel mondo reale stesso, non si autoproduce, bensì gli viene conferita dall’alto.

Questo rapporto di eccedenza e di reciproca implicazione tra idea e realtà lo si coglie in tutta la sua drammaticità nel caso o stato d’eccezione. Esso rappresenta quella spaccatura, quel caso particolare e contingente che frantuma l’ordine e ne prova la sua impotenza di fronte ad esso. Per unire idea e realtà c’è bisogno allora di un ponte che li possa unire e riconciliare; questo ponte è quell’agire specifico  in grado di comporre la crisi manifestatasi e allo stesso tempo capace non di produrre razionalmente ma di creare dal nulla l’ordine: essa è la decisione (entstehung). L’ordine schmittiano, tuttavia, non contiene al suo interno un saldo fondamento, un’idea stabile e la decisione che lo crea è continuamente e tragicamente esposta sul nulla della crisi, sul quel caso concreto e contingente che abbiamo visto essere l’eccezione. L’assenza di ordine è la normale cifra della politica.

L’importanza dell’eccezione, quindi, consiste nel fatto di essere quel luogo deputato a scoprire l’origine della politica visto e considerato che è quella situazione del reale in cui non è più possibile normare con efficienza che il diritto ha origine. In altre parole, la politica nasce proprio in quel punto del contingente che non può più essere disciplinato creando una frattura all’interno dell’ordine costituito. Schmitt dunque pensa l’origine della politica come emergenza e come decisione su quell’ emergenza e non più come calcolo o mediazione.

L’Eccezione però non è solo il principio della politica ma manifesta anche chi è investito della sovranità:“Sovrano è chi decide sullo stato d’eccezione”. Ora l’ordine frantumato deve essere ricomposto dalla decisione e proprio colui che si incarica di decidere su quella crisi, su quel Nulla come inizio della politica, quello è il sovrano: colui che riesce a mettere in forma quel caos del reale non normabile dalla semplice idea di diritto.

La struttura del sovrano è pre legale dal momento che l’ordinamento per avere efficacia legale ha bisogno di una decisione e scrive infatti Schmitt che Essa (la decisione ndr) non si spiega con l’aiuto di una norma, ma viceversa è solo grazie ad un punto di riferimento che si stabilisce che cosa sia una norma e che cosa sia la correttezza normativa. La decisione in quanto nasce da un nulla è indipendente dal contenuto della norma e dimostra che il sovrano non ha bisogno di diritto per creare diritto.

E’ la decisione sovrana a creare diritto, decisione intesa come salto, come ponte su quell’abisso che separa ragione e realtà e che li tiene uniti non una volta per tutte ma sempre con la consapevolezza della loro precaria coimplicazione, perché, ripetiamolo, l’ordine ricomposto possiede quel peccato capitale che lo ha originato.

La politica di Schmitt, dunque, non è un politica dell’assenza di ordine; questo è anzi necessario, essa si potrebbe definire piuttosto una politica dell’emergenza o della crisi poiché solo questa è in grado di attirare la decisione di un sovrano, creatrice di diritto.

SIMONE MELA

FONTE: https://www.progettoprometeo.it/carl-schmitt-il-senso-delleccezione/

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