EUROPANAZIONE

POLITICA

IL RICORDO: RUTILIO SERMONTI

I più giovani che si riconoscono in una visione della politica genericamente definita «identitaria» conosceranno la canzone Niemals! del gruppo rock di musica alternativa Imperium presente nell’album Vita Est Militia del 2005. La voce che si ascolta e racconta un suggestivo episodio avvenuto l’8 settembre 1944 è di Rutilio Sermonti.

Classe 1921 e figlio di Alfonso, avvocato specializzato in diritto sindacale e della socializzazione che prese parte alla stesura del testo legislativo inerente al lavoro, Rutilio è fratello di Giuseppe che è stato un celebre genetista che in Dimenticare Darwin esponeva tesi antievoluzionistiche e anche di Vittorio famoso scrittore, traduttore, regista televisivo, di teatro ed esperto delle opere di Dante.

Rutilio si arruolò volontario nel 1942 nel Regio Esercito e prese parte alla guerra sul fronte balcanico. Su quell’esperienza dichiarò:

«La guerra è diversa dall’addestramento, il fischio delle pallottole e il botto delle esplosioni fanno una paura paralizzante, ma come graduato dovevo fingere coraggio e sprezzo del pericolo e dopo qualche mese diventai davvero coraggioso.»

Dopo l’armistizio si trovava in Grecia presso le Termopili dove comandava un reparto antipartigiano aggregato alle Waffen SS. Rifiutatosi di arrendersi si unì alle SS nel 4 SS Polizei Panzergranadier Division e venne decorato con la Croce di Ferro di II classe. Aderì poi alla Repubblica Sociale Italiana e prestò servizio come ufficiale della 3a Divisione di fanteria di marina San Marco. Di quella sua scelta ebbe a dire:

«Non mi sono sacrificato alla guerra perché certo della vittoria, ma perché era mio dovere farlo, ho sentito come una vocazione verso la patria spirituale dell’Europa e ho trascurato la mia incolumità, ora sono qui perché così ha voluto il destino.»

Nel maggio 1945, in seguito ad una segnalazione di una spia, i partigiani si presentarono nell’abitazione milanese della sua famiglia ma lui riuscì a salvarsi dalla cattura mostrando una tessera anarchica.

Nel 2007 – quindi otto anni prima della sua morte – uscì per le Edizioni Diana un libro-intervista a cura di Gianfranco Della Rossa ed è certamente quanto più politicamente scorretto ci possa essere nel panorama editoriale. Rutilio, appunto già combattente nella RSI e dopo essere stato dirigente dei Fasci di Azione Rivoluzionaria fu tra i fondatori del MSI dal quale uscì polemicamente nel 1954 con l’elezione alla segreteria del partito di Arturo Michelini, fautore di una linea moderata, e in seguito entrò nel Centro Studi Ordine Nuovo nel 1956 dove divenne membro della direzione. Ritornò nel 1969 nel MSI e dopo la “svolta di Fiuggi” aderì alla Fiamma Tricolore e al Fronte Nazionale.

Rutilio è stato forse un personaggio più unico che raro, uno per cui il motto «Il nostro onore si chiama fedeltà» si è perpetuato nel corso della sua lunga vita. Sermonti, oltre ad essere un militante politico sempre critico verso le scelte operate dalla dirigenza dei movimenti a cui ha fatto parte, si è cimentato anche nel campo dell’arte, del disegno, della scultura, non dimenticando mai l’amore per gli animali, sotto forma di zoologo, fu tra i pionieri dell’ecologismo già all’inizio degli anni ’70 e infatti fondò con altri i Gruppi di Ricerca Ecologica. Fece sue le posizioni antievoluzionistiche del fratello, in nome della lotta al materialismo dei moderni che tendono ad annullare ogni spinta spirituale.

Scrisse, tra le altre su numerose opere, con Pino Rauti una monumentale Storia del Fascismo in 6 volumi pubblicati dal Centro Editoriale Nazionale negli anni Settanta e ristampati per le Edizioni Controcorrente tra il 2003 e il 2011.

Una vita di pensiero e militanza (questo il titolo del volume) esprime le posizioni del vecchio militante sollecitato dalle domande del giovane intervistatore, il quale ponendosi su una scia di pensiero simile a Sermonti essendo Della Rossa uno studioso evoliano, fa in modo che emergano le riflessioni sermontiane sulla storia, sulla filosofia, sui temi etici: insomma quella che comunemente viene chiamata Weltanschauung. Alla fine della lettura viene alla luce la figura sì del vecchio combattente che non ha mai rinnegato gli ideali di una vita, ma proiettato nel futuro: il suo messaggio è rivolto alla gioventù che crede che il sistema debba essere cambiato in armonia con l’ordine naturale cosmico, ma prima di raggiungere questa consapevolezza è necessario che la rivoluzione parta da se stessi, cercando di conoscere il proprio io, con i pregi e i limiti che ogni uomo ha dentro di sé. Il giudizio di Sermonti che dà della modernità è impietoso, ma da guerriero per cui la guerra non è mai finita, la vittoria è fissata nell’eternità dei cieli. Emblematica e senza bisogno di spiegazioni è la sua frase riportata sul retrocopertina: «anche la notte più nera è seguita dall’aurora».

FRANCO BROGIOLI

Lascia una risposta