EUROPANAZIONE

KULTURA

ORCHESTRA ROSSA

L’ultimo libro di Gabriele Adinolfi, Orchestra Rossa. Stragi: verità che non possono essere dette (Avatar Edizioni, 2020), già pubblicato in Francia nel 2013 ma solo ora disponibile per i lettori italiani, si propone di ribaltare il teorema narrativo per il quale lo stragismo compreso nel periodo 1969-1984, cioè da Piazza Fontana fino alla carneficina del treno 904 meglio conosciuta come strage di Natale, attribuisce la responsabilità dei massacri di civili inermi all’ambiente politico neofascista. L’Autore, come è noto, visse da protagonista quegli anni che segnarono profondamente la storia recente d’Italia e contribuirono a criminalizzare, perseguitare da parte di una magistratura politicizzata, subire la gogna mediatica con la conseguente condanna da parte dell’opinione pubblica e la successiva eliminazione fisica di diversi appartenenti ad un’area ideale e di pensiero.

Adinolfi si era già occupato di questo argomento in tre romanzi storici, vuole ribadire in questo volume, che può essere considerato come un saggio d’inchiesta controcorrente e dotato di una notevole documentazione costituita da note esplicative con l’aggiunta di riflessioni personali, che le bombe non furono fasciste.

Va ricordato che lo stragismo nel corso del XX secolo iniziò proprio con l’affermarsi del movimento e del regime mussoliniani dove le prime stragi compiute rispettivamente nel 1921 al Teatro Diana di Milano e quella del 1928 alla Fiera Campionaria accaduta sempre nella città lombarda con un numero di morti e feriti maggiore dell’eccidio alla Banca dell’Agricoltura del 12 dicembre 1969, furono da addebitarsi all’opera degli anarchici.

Solo nel caso della strage di Peteano, per la stessa confessione di Vincenzo Vinciguerra, la paternità dell’uccisione dei tre carabinieri è da assegnare con certezza all’estrema destra, mentre gli altri ordigni esplosivi di cui fu accertata la colpevolezza dei militanti di destra non provocarono vittime. Una domanda che si pone l’Autore è: se lo scopo di questi crimini e in particolare di Piazza Fontana era la svolta autoritaria e l’anticomunismo, come mai il PCI vide crescere i propri consensi elettorali durante gli anni Settanta ed avvicinarsi all’area governativa?

Per chi non visse quelle vicende per ragioni anagrafiche, ma è interessato alla storia di quel tempo e non si accontenta delle verità ufficiali stabilite da processi dagli esiti contraddittori e riproposte da sempre dai media mainstream del fascista colpevole a prescindere e capro espiatorio di ogni atrocità, il lavoro di Adinolfi è sotto molti punti di vista affascinante: tra mandanti ed esecutori, che sono da ricercarsi tra l’ultrasinistra trotzkista – l’Orchestra Rossa appunto, significativamente rappresentata graficamente dalla copertina del libro – con il contributo e i depistaggi dei servizi segreti italiani ed internazionali (Sismi, Cia, Mossad, Stasi, Kgb e le loro ramificazioni), ci si trova proiettati in un mondo di estremisti, terroristi, spie, massoni pidduisti,  doppiogiochisti mistificatori e collaboratori di giustizia che rendono la lettura coinvolgente ed appassionante.

Il problema, però, è che ci si trova di fronte ad una realtà dei fatti che determinò il consolidamento del potere politico, economico e sociale uscito vincitore dalla Seconda guerra mondiale, della logica di Yalta e della repressione del dissenso nei confronti delle dittature comuniste, delle ingerenze angloamericane e, in fondo, alla restrizione della libertà di individui ed interi popoli che tale oppressione furono costretti subire. Ma questo rafforzamento dello Stato sedicente democratico, che condannò allo scioglimento le organizzazioni come il Movimento Politico Ordine Nuovo ritenute colpevoli di criticare il sistema antifascista, è avvenuto con lo spargimento del sangue di uomini, donne e bambini estranei ai giochi di palazzo e agli intrighi internazionali.

Il fondatore di Terza Posizione quindi, con questo nuovo lavoro, ripropone le sue tesi sullo stragismo e la sua visione alternativa del «cosi è se vi pare», dal titolo del suo romanzo sulla strage di Brescia.

FRANCO BROGIOLI

Lascia una risposta