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POLITICA

IL RICORDO: PIO FILIPPANI RONCONI

Pio Filippani-Ronconi era nato a Madrid nel 1920 da una famiglia aristocratica e traferitosi a Roma in seguito allo scoppio della guerra civile spagnola, scomparso nel 2010 alla soglia dei novant’anni, è da considerarsi senza ombra di dubbio come uno dei massimi orientalisti italiani del Novecento. Conoscitore di una quarantina di idiomi indoeuropei e altre lingue tra cui l’ebraico, il turco, il cinese, l’arabo, il sanscrito, il pali, il tibetano, l’avestico e molti dialetti dell’India, Filippani-Ronconi di cui il volume L’orientalista guerriero (Il Cerchio, 2011) vuole renderne omaggio, è stato il punto di riferimento di molti giovani affascinati dalla sua cultura ed erudizione, avendo insegnato presso le più importanti Università ed Istituti di orientalistica italiane e straniere.

Dopo essersi iscritto alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma nel 1939 dove fu allievo, tra gli altri, di Giuseppe Tucci – fondatore assieme a Giovanni Gentile dell’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente – si laureò nel 1949 in Indologia col massimo dei voti con una tesi avente oggetto i molteplici stati di coscienza nella filosofia Vedānta.

Nel 1959 iniziò la sua carriera accademica all’Istituto Universitario Orientale di Napoli come assistente di Tucci. Tra le sue numerose traduzioni di testi orientali resta di fondamentale importanza il Canone buddhista.

Il libro in suo onore vuole essere un ricordo dei suoi allievi e discepoli e presenta una raccolta di saggi sulle sue opere, dalle religioni dell’antico Iran, al pensiero cinese, al buddhismo e allo yoga. Il conte, nella sua lunga vita, ha avuto l’opportunità di conoscere ed essere amico di diverse personalità dell’ambiente esoterico ed orientalistico tra cui Evola di cui avvertì i limiti della sua lettura sul tantrismo, Scaligero, lo stesso Tucci e Corbin.

Tuttavia sulla sua indiscussa figura accademica di assoluto prestigio, esiste la consueta “maledizione” di alcuni esponenti della cultura politicamente corretta, i quali pur di mettersi in evidenza gettano fango su uno studioso di notorietà internazionale.

Il motivo è presto detto: Filippani-Ronconi ha combattuto per la parte “sbagliata” durante l’ultimo conflitto mondiale, infatti allo scoppio della seconda guerra mondiale si arruolò nella Compagnia Volontari Universitari appartenente ai Granatieri di Sardegna, e combatté in Africa settentrionale italiana

Ferito due volte, fu promosso dapprima caporale e successivamente sergente, venendo decorato. Dopo la caduta di Mussolini e la fondazione della Repubblica Sociale Italiana, si arruolò con il grado di Untersturmführer  nella Legione SS italiana, formazione appartenente alle Waffen SS europee, e per il suo impegno nella difesa del fronte di Anzio e Nettuno ricevette dal comando tedesco la Croce di Ferro di seconda classe. Nel 1945 fu recluso nel Campo di concentramento di Coltano.

Nel 2000 ha collaborato col Corriere della Sera scrivendo articoli sulle filosofie orientali, ma il rapporto col maggiore quotidiano italiano si interruppe quando un fin troppo “zelante” lettore denunciò la sua militanza nelle Waffen SS e la redazione ne pretese l’allontanamento.

Il Professore commentò ironicamente:

«L’acqua bagna, il fuoco brucia: è il dharma, come lo chiamano gli indiani…sarebbe a dire che ognuno fa le cose con i mezzi che ha. C’è gente che striscia nel fango e non può fare altro che inzaccherarti».

Verso la fine degli anni Novanta venne interrogato dai magistrati che indagavano sulla strage di piazza Fontana per la sua partecipazione al convegno all’Hotel Parco dei Principi di Roma del 1965 organizzato dall’Istituto di studi militari Pollio dove lesse un testo sulla controrivoluzione, in cui auspicava tra l’altro «una guerra totale contro l’apparato sovversivo comunista e dei suoi alleati».

Un’ulteriore vicenda giudiziaria che lo vide coinvolto fu il fatto che Delfo Zorzi (accusato di strage ma poi assolto), studente all’Orientale aveva seguito i corsi di Filippani-Ronconi e dato col Professore l’esame di sanscrito.

Il conte fu prosciolto pienamente da ogni accusa e senza conseguenze.

Così a decenni dalla fine della guerra resta un intoccabile, uno straniero in patria, un personaggio scomodo per il mondo culturale italiano, al quale invece ha dato lustro consacrando la sua vita alle dottrine e filosofie orientali, allo studio delle lingue che secondo lui avevano lo scopo di penetrare in profondità gli antichi testi da lui tradotti.

I suoi funerali, avvenuti il 13 febbraio 2010, furono tenuti secondo le sue indicazioni con il rito russo ortodosso e le sue spoglie riposano al Cimitero del Verano della Capitale.

FRANCO BROGIOLI

  1. Attilio Carelli

    Di grande interesse.

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