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UE: ECCO PERCHÉ L’EUROPA PUÒ ANDARE OLTRE IL MES

Il Meccanismo europeo di Stabilità (Mes) o, meglio il dibattito che si sta sviluppando intorno ad esso, rappresenta una palla al piede per tutti gli europei. Già su questo sito il professor De Pedys ha spiegato come correggere il Mes, quindi non è utile soffermarsi su questo. Che sia dannoso per l’Italia è evidente. Così come è altrettanto palese che è utile in questo momento di crisi chiedere l’intervento di altre istituzioni europee. Per essere più precisi, dobbiamo coinvolgere la Banca Europea Investimenti (Bei), il Fondo Europeo per gli Investimenti (Fei) e il Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (Feis). A ricordarcelo è l’economista Alberto Quadrio Curzio. Andiamo con ordine.

La Banca Europea Investimenti

La Bei è un po’ come una Ferrari chiusa in una stalla. Siamo consapevoli del suo valore ma non sappiamo come utilizzarla. Eppure è stata istituita nel 1958. Cerchiamo di capire meglio come funziona. La banca assume prestiti sui mercati dei capitali e eroga prestiti a condizioni favorevoli per progetti che sostengono obiettivi dell’UE. Essa eroga i prestiti superiori ai 25 milioni di euro direttamente. Per prestiti più esigui apre linee di credito per istituti finanziari che a loro volta concedono fondi ai richiedenti.

Si tratta di una banca pubblica (tutti i Paesi Ue sono azionisti) a dimensione comunitaria.  Il suo obiettivo principale è il contribuire a finanziare i progetti di lungo termine di costruzione di capitale fisso nei Paesi dell’Unione, dalle infrastrutture di trasporto alle reti idriche ed energetiche. Progetti di lungo periodo da cui tutti possono trarre beneficio. Non si tratta di soldi a fondo perduto ma di investimenti su progetti precisi. Insomma, è proprio quello di cui avrebbe bisogno l’Italia per recuperare il suo gap infrastrutturale.

Tornado alla Bei, secondo Quadrio Curzio essa ha “fondi propri per 71 miliardi, ha in atto quasi 600 miliardi di prestiti di cui circa 100 da erogare, una raccolta sul mercato di 450 miliardi con emissioni obbligazionarie che hanno una solidità quasi ineguagliata al mondo. Nel 2019, con 63 miliardi di prestiti (a cui vanno aggiunti 10 miliardi del Fei) ha mobilitato 280 miliardi di investimenti”. Analizziamo ora il braccio operativo della Bei: il Fondo europeo per gli investimenti.

Il Fondo Europeo per gli Investimenti

Il Fondo europeo per gli investimenti (il cui principale azionista è la Bei) concede prestiti alle piccole e medie imprese attraverso capitale di rischio e strumenti per la condivisione dei rischi. Istituito nel 1994, il Fondo è attivo in tutti i paesi dell’Ue. Il Fei è stato progettato per promuovere l’innovazione tecnologica delle Pmi. Essa non solo concede microfinanziamenti alle aziende ma si fa da garante con le banche per i prestiti concessi alle imprese.  Si tratta dunque di uno strumento europeo capace di iniettare nel sistema la liquidità necessaria per competere a livello globale. In pratica, mette i soldi in mano agli imprenditori. Una nazione come la nostra, in cui le pmi rappresentano l’asse portante della nostra economia, dovrebbe essere capace di attrarre il maggior numero di questi finanziamenti. Purtroppo però non è così. A volte i soldi che arrivano da Bruxelles non vengono spesi. Anche se bisogna dire che il meccanismo per farsi finanziare un progetto non è affatto semplice. È necessario sapersi districare in un dedalo burocratico che, per la sua complessità, non ha nulla da invidiare a quello italiano. Gli strumenti fin qui elencati non hanno mitigato gli effetti della crisi economica del 2012.

La crisi economica e il Feis

Per questo è stato concepito il Fondo europeo per gli investimenti strategici (Feis) che è diventato il pilastro centrale del piano di investimenti per l’Europa. Il suo obiettivo è a contrastare la mancanza di fiducia e di investimenti provocata dalla crisi economica e finanziaria, e a usare la liquidità detenuta da istituti finanziari, imprese e privati in un momento in cui le risorse pubbliche scarseggiano. Infatti, a differenza dei progetti finanziati solo dalla Bei, i progetti promossi dal Feis sono garantiti bilancio Ue.

La forza di Bei Fei e Feis potrebbe fornire un arsenale che renderebbe di fatto inutile il ricorso al Mes? Difficile dirlo. Le armi ci sono, per usarle serve solo la volontà politica. Non abbiamo bisogno di riscrivere nuovamente i Trattati.

Tutto, dunque, è nelle mani dei politici europei e non di una fantomatica cupola che si troverebbe a Bruxelles. D’altra parte l’Unione Europea rispecchia fedelmente i difetti delle nazioni che la compongono. Criticare l’Ue, come origine e causa di tutti i nostri mali, è un po’ come prendersela con la bilancia se siamo diventati obesi.

REDAZIONE KULTURAEUROPA

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