EUROPANAZIONE

POLITICA

ASVERO GRAVELLI, SQUADRISTA ROMANAMENTE EUROPEO

Dopo aver introdotto alcuni dei tratti generali lungo i quali si articolò la dinamica risposta fascista al problema europeo, procediamo con un approfondimento sulla figura di Asvero Gravelli, personaggio cardine della corrente “europeista” durante il ventennio.

Bresciano, classe 1902, Asveroglio “Asvero” Gravelli nacque in una famiglia della buona borghesia di inizio ‘900, ma fin da giovanissimo si dimostrò un socialista nazionale attento alle tematiche proletarie e contadine. 

Si avvicinò alla politica attraverso il sindacalismo corridoniano e subito dopo la licenza media interruppe gli studi per lavorare come tornitore in un’azienda del milanese, non potendo partecipare – pur essendo già fervente interventista – alla Grande Guerra per motivi di età. 

Sansepolcrista, fondatore del Fascio di Brescia e acceso squadrista, di idee socialrivoluzionarie e dichiaratamente anticomunista – detestava il rifiuto dell’ideale di Patria da parte dei “rossi” – venne arrestato nel 1919 durante durissimi scontri tra socialisti e fascisti, per poi partecipare brevemente all’impresa fiumana e avvicinarsi alla figura di Benito Mussolini – tanto che si vociferò anche di un’improbabile parentela con il Duce, ndr. 

Dimostrandosi particolarmente sensibile alla formazione dei giovani, a Fiume creò le Avanguardie Giovanili, mentre nel 1922, grazie all’intercessione di Michele Bianchi, venne nominato Vicesegretario dell’Avanguardia Giovanile Fascista, che in un secondo momento si trasformerà nella più famosa Opera Nazionale Balilla.

Finito nuovamente in carcere, stavolta per “propaganda fascista”, non poté partecipare alla Marcia su Roma, ma fece parte dal 1923 del Direttorio Nazionale del PNF, sostenendone con diplomazia l’ala più intransigente, antimonarchica e anti liberale, mentre personalmente si definiva anche anticapitalista, antimassonico e antiborghese.

In seguito al delitto Matteotti venne temporaneamente estromesso dalla politica ufficiale a causa della sua vicinanza ad alcuni elementi particolarmente coinvolti come Cesare Rossi e fu durante questo forzato allontanamento dalla “politica di palazzo” che la sua sempre intensa attività pubblicistica prenderà il definitivo slancio. 

Infatti, dopo le prime esperienze con le riviste “Giovinezza” e “Giovine Italia” ed una serie di pubblicazioni aventi oggetto la gioventù fascista – che a suo parere doveva essere educata “romanamente” e allo spirito rivoluzionario e legionario – fondò nel 1929, con il sostegno di Arnaldo Mussolini, la rivista “Antieuropa” ed il suo supplemento “Ottobre”, cogliendo con tempismo e forse addirittura anticipando la svolta internazionalista ed europeista che il Duce avrebbe iniziato a propagandare proprio in quegli anni.

A collaborare ad Antieuropa furono chiamate firme prestigiose dell’area culturale socialnazionalista e nazionalconservatrice di tutta Europa, con lo specifico scopo di animare una seria e concreta discussione sul rinnovamento e rivoluzionamento della vecchia Europa “plutodemoliberale” nel segno di una nuova Europa “fascista o fascistizzata”.

Per avvicinarsi a tale meta, Gravelli non puntava tanto sui mutamenti istituzionali quanto su una trasformazione spirituale degli europei, proponendo a tal fine una sorta di “internazionale” delle forze giovanili d’Occidente, progetto che tenterà di sviluppare negli anni a venire.

Individuando il “vecchio” nel sistema liberale e nella democrazia parlamentare e il “nuovo” nel Fascismo ecumenico che avrebbe dovuto abbracciare l’Europa intera, si pose nuovamente in sintonia con le linee di manovra di Mussolini e ritrovò legittimazione in seno agli organi dello Stato, venendo infatti nominato Console della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e membro del Direttorio della Federazione dell’Urbe all’inizio degli anni trenta, nomine che gli permisero di condurre una vita agiata nella Capitale, tra dive di Cinecittà e ristoranti. 

Il rinnovato successo politico gli permise anche di organizzarsi sul piano propagandistico e strutturale e di effettuare numerosi viaggi in tutta Europa che gli diedero la possibilità di stringere importanti relazioni politiche e aprire uffici di “Antieuropa” nelle maggiori città europee come punti di aggregazione per i fiancheggiatori dell’europeismo littorio.

Avendo inizialmente questa visione europea – o per meglio dire anti-europea, cioè contraria alla disordinata forma democratica e liberal finanziaria dell’Europa del tempo – come basi ideali il richiamo all’Occidente, a Roma e all’Impero, alla latinità e al cattolicesimo – Gravelli stesso era un cattolico praticante, tra l’altro autore della curiosa preghiera “Al santo manganello” stampata sul retro del santino della Madonna del manganello – non stupisce l’iniziale avversione nei confronti del nazionalsocialismo, che veniva visto come ispirato al protestantesimo e al paganesimo germanico, nonché come possibile competitor del fascismo sul piano del progetto di unificazione nazionalrivoluzionaria d’Europa.

Questo scontro ideologico-politico si inasprì così tanto che, nell’estate del 1930, nacque una forte polemica con Julius Evola che si sviluppò in reciproche accuse e culminò in una denuncia e in uno scontro fisico – i due si affrontarono presso il portone dell’abitazione romana del filosofo, come testimoniato dal “Popolo di Roma” del 1930 in un articolo intitolato “Gravelli schiaffeggia Evola”.

Con il tempo, ad ogni modo, complice l’avvicinamento del fascismo alla Germania e le difficoltà nel far decollare il progetto dell'”internazionale dei nazionalismi” – che si dimostravano infatti troppo gretti e avversi tra loro – i rapporti tra i due tornarono ad essere distesi, tanto che Gravelli pubblicò alcuni articoli di Rosenberg, rimase al fianco dei tedeschi nelle fasi cruciali del secondo conflitto mondiale e nel dopoguerra si trovò addirittura al fianco dello stesso Evola in un paio di convegni che aprirono la strada alla nascita del FUAN.

Nel luglio 1933 fu tra i principali ispiratori della creazione dei CAUR – Comitati d’Azione per l’Universalità di Roma – strumento mediante il quale si cercò di rinnovare e portare a compimento quel progetto di “internazionale fascista” mai del tutto abbandonato.

Tuttavia – non essendo le “destre nazionali” ancora mature per una visione così ampia e lungimirante – i congressi di Montreux organizzati dai CAUR registrarono alcune positive adesioni come quella falangista spagnola, ma anche assenze di rilievo come quella nazionalsocialista, risolvendosi di fatto in un’occasione mancata. 

A causa di una improbabile e pretestuosa prova di scarso valore militare in Etiopia – improbabile perché aveva dimostrato fin dall’adolescenza, come testimoniato, grande coraggio e temerarietà – Gravelli dovette affrontare verso la metà degli anni trenta un’altra fase di declino politico, durante la quale videro la luce diversi suoi lavori, tra cui il libro Panfascismo del 1935.

Nel 1936, sospese per ordine di Mussolini le pubblicazioni di Antieuropa, decise di dimostrare definitivamente il suo valore e la propria fede nell’ideologia fascista partendo come volontario per la Guerra di Spagna, durante la quale si distinse nei carristi e iniziò a percepire la Germania come un importante alleato, ammirando lo spirito dei tedeschi e la loro supremazia tecnica e militare.

Ferito due volte in azione, venne decorato con due Medaglie d’argento e una di bronzo al valor militare e riabilitato agli occhi del Duce – che vedeva simpaticamente quella “testa calda” – riprese la direzione di Antieuropa con più entusiasmo che mai. Le ferite riportate in combattimento, però, gli preclusero la possibilità di partecipare alla II Guerra Mondiale, ma nel 1939 fu nominato consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni.

Nel 1943, dopo la caduta del fascismo, fu arrestato e imprigionato a Forte Boccea dal quale fu liberato dai tedeschi dopo l’8 settembre. A quel punto decise di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e, rimettendo definitivamente in discussione alcune prese di posizione del passato, decise di arruolarsi nelle Waffen SS – Grenadier “Italia” riconoscendosi nel celebre motto della divisione che recitava: “sacrosanta lotta del sangue contro l’oro – del lavoro contro il capitalismo – dello spirito contro la materia”. 

Nel 1945 fu nominato sottocapo di Stato maggiore della Guardia Nazionale Repubblicana fino alla caduta della RSI, quando venne catturato dai partigiani e imprigionato nel carcere di San Vittore di Milano fino al 1947.

Uscito di galera grazie all’amnistia, si avvicinò al Movimento Sociale Italiano dal quale si allontano quando, segretario Michelini, il partito effettuò una svolta borghese e filoamericana.

Nel 1950 dette vita all'”Antidiario”, al mensile “Latinità” e all’Editrice Latinità e cercò di fondare il Movimento Legionario Italiano, che si rifaceva esplicitamente all’epopea politica di D’Annunzio e al Fiumanesimo.

Morì nel 1956, dopo aver pubblicato una biografia sul Mussolini del periodo socialista.

Oggi, in un’Europa che è solo formalmente unita, concepita proprio nel segno dell’anti-europa, nel nome della finanza apolide e dell’internazionalismo bancario e che si ritrova dilaniata dall’individualismo capitalista e patriottardo, risulta più che evidente l’attualità del pensiero di Gravelli e la visione strategica e avanguardista di questo squadrista “romanamente europeo”.

REDAZIONE KULTURAEUROPA

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