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SARDEX: ECCO PERCHE’ LA MONETA PARALLELA GENERA UN CIRCOLO VIRTUOSO

In tempi in cui il dibattito sulla moneta ruota sui massimi ignoriamo gli esempi virtuosi che vengono dal basso, o meglio dai ceti produttivi. Il risultato non è certo incoraggiante: le continue iniezioni di denaro operate dalla Bce non mettono al riparo le Pmi dalla crisi di liquidità.

Cos’è Sardex?

“Il Circuito Sardex consente ad imprese, liberi professionisti e associazioni di scambiare beni e servizi su una piattaforma innovativa grazie ad un conto digitale dove un Sardex è uguale ad un euro”. Oggi, in meno di 10 anni, più di 10.000 aziende italiane hanno messo a disposizione 200 milioni annui di beni e servizi da scambiare in moneta complementare dentro il Circuito e migliaia di dipendenti di aziende iscritte ricevono parte della propria retribuzione in crediti Sardex. Vediamo meglio come funziona.

“Gli aderenti hanno accesso a credito aggiuntivo senza pagare interessi, riducendo la necessità di disponibilità in euro senza rinunciare ad investire nella propria attività, far crescere progetti personali, far fronte alla liquidità di cassa e promuoversi in una rete di imprese dove collaborazione e fiducia del singolo si trasformano in ricavi e benefici per tutti”. L’alternativa al credit crunch viene dal basso ed è capace di finanziare i progetti più innovativi senza chiedere un euro allo stato. Oggi di fronte all’emergenza generata dal coronavirus, è stata messa in piedi l’iniziativa #iostoconsardex.

Non si tratta di un contributo filantropico ma si mettono a disposizione strumenti e risorse per superare autonomamente questo grave momento. Ad esempio, “In via straordinaria, i nuovi iscritti potranno accedere al Circuito gratuitamente iniziando da subito a scambiare beni e servizi nella rete e a godere di una linea di credito senza interessi, versando la quota di partecipazione solo fra tre mesi con dilazioni agevolate”.

Monete “parallele”: alternativa o utopia?

Tuttavia le pur apprezzabili alternative che vengono dal basso non bastano a creare delle strategie di lungo periodo. Sull’ omonima rivista del Centro Studi Polaris (numero 16) il professor Alberto Micalizzi, docente universitario ed operatore finanziario, proponeva l’introduzione di una moneta parallela domestica. “Questa scelta- scriveva Micalizzi- non rappresenterebbe solo una decisione di politica monetaria, ma coinvolgerebbe inevitabilmente una serie di problematiche complementari, ed in primis il debito pubblico e quella del sistema bancario domestico. Una soluzione che non richiederebbe almeno nell’immediato la nazionalizzazione della Banca Centrale.

La tesi di Micalizzi è incentrata sull’esigenza di liberarsi dal giogo del debito: “È necessario emettere ‘moneta speciale’ allo scopo di finanziare la domanda pubblica di investimenti che è necessaria per far ripartire le economie europee più deboli. Prevedendo, ad esempio, la possibilità che i titoli pubblici possano essere utilizzati negli scambi e negli investimenti sostituendo la moneta”. In questo contesto assisteremmo ad una mutazione del debito pubblico che da estero diverrebbe interno.

La proposta

A questo punto è lecito chiedersi come attuare le idee di Micalizzi?

La risposta ci viene data dallo stesso economista. In primis andrebbero introdotti i Certificati di Credito Fiscali (CCF) emessi dallo Stato attraverso assegnazioni gratuite a famiglie e imprese e finanziamenti di spesa pubblica per investimenti e fini sociali. I CCF sono una quasi-moneta accettabile come strumento di pagamento tra privati in quanto riconosciuti dallo Stato come titoli che concedono al portatore il diritto a ottenere riduzioni delle obbligazioni fiscali di pari valore.  In secundis, è necessaria l’emissione di biglietti di Stato e monete metalliche denominate in Euro, ma aventi corso legale solo in Italia, non previsti né proibiti dagli Articoli 123 a) e 123 b) del Trattato di Lisbona. Tali titoli, unitamente ad altri strumenti (vedi punto precedente) sono utilizzabili dallo Stato per riprendere il controllo delle politiche fiscali. Inoltre, nessun trattato europeo vieta tali strumenti. Quindi, perché non approfittarne.

Per riconquistare la nostra sovranità è auspicabile superare la diatriba “Euro si-Euro no”. Anche se venisse reintrodotta la lira rimarremo schiavi del debito pubblico e del paradigma liberista che ha ispirato i trattati. Purtroppo, il nemico è dentro casa e sa mimetizzarsi bene (anche dentro di noi); non bastano, dunque, soluzioni semplicistiche per metterlo alla porta. L’Ue è lo specchio su cui è riflessa la nostra immagine, distruggerlo non ci renderà più belli.

REDAZIONE KULTURAEUROPA

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